Le Notizie

Come può essere utile una notizia? Scopriamolo insieme..

Presentato e riadattato per Utile da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013


Ecco il video ed il testo scaricabile in formato PDF dell'ultima puntata di Report andata in onda domenica 22 Aprile 2012.

Un "report" incredibilmente interessante in particolar modo da un punto di vista Umanistico.


 

SMARCAMENTI IN CAMPO

da Report - www.report.rai.it

di Michele Buono

MICHELE BUONO FUORI CAMPO


Nei prossimi 60 minuti vi racconteremo un mondo che non esiste, però le persone
sono vere e i fatti stanno accadendo realmente.
Stati Uniti. Qualche milione di cittadini ha cominciato a ritirare i propri risparmi dalle
banche che fanno speculazione, per metterli nelle Credit Unions, le cooperative di
credito.
CHARLES HENRY – OCCUPY BANK
In qualunque modo votiamo saranno sempre agevolate le grandi banche. Ormai sono
le banche a governare il nostro Paese e anche il vostro! Ci siamo resi conto che con i
mezzi formali democratici non è possibile fermare il loro monopolio. Quindi abbiamo
fatto, spontaneamente e comprensibilmente, l’unica cosa che potevamo fare: togliergli
il nostro denaro e trasferirlo altrove.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Fino a oggi sono stati trasferiti 46 miliardi di dollari.
Austria. Imprenditori, professionisti, semplici cittadini stanno fondando una banca. La
chiameranno democratica. Niente speculazioni e rendite. Il cuore sarà: beni comuni,
produzione e lavoro. Quello delle persone.
JUDITH POERINGER – DEMOKRATISCHE BANK
Credo che l'idea fondamentale della Banca democratica sia che il denaro è un mezzo.
La sua importanza dovrebbe essere ridimensionata: non più una mucca sacra
idolatrata per far moltiplicare il suo valore attraverso interessi e interessi composti.
VALERIE SEITZ – DEMOKRATISCHE BANK
Persino le patate non crescono da sole ma perché c'è il sole che splende. Non posso
pensare che il denaro si moltiplichi senza che io faccia nulla.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E in Francia vanno oltre. Comune di Nantes.
PASCAL BOLO – ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI NANTES
Oggi l’ostacolo è finanziario: la moneta è poco accessibile e rallenta gli scambi
economici invece di facilitarli.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E se questo è un paradosso, a Nantes lo ribaltano. Via la moneta.
Le imprese locali compenseranno debiti e crediti alla cassa municipale e il denaro non
costa, perché non c’è!
JACQUES STERN – DIRETTORE GENERALE CREDITO MUNICIPALE NANTES
Il lato rivoluzionario del progetto è eliminare la speculazione e l’inflazione, i due avatar
del ventesimo e ventunesimo secolo.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Capannori. Un comune vicino a Lucca. Sindaco e assessori insegnano ai cittadini a
guardare il bilancio e a decidere sulle opere da finanziare.
CITTADINO CAPANNORI
I cittadini - fra i quali anch’io - che non hanno diretta rilevanza in partecipazioni o
società pubbliche, che appunto avrebbe valutato in base a quello che già aveva fatto
il comune, quello che si poteva fare nel futuro e si poteva migliorare.
CITTADINO CAPANNORI
Il bene comune: un progetto che fosse finalizzato a tutti.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Per 500 imprenditori, lavoro e lavoratori sono beni comuni.
MICHELE BUONO
Questa non è una cooperativa. Perché lei ridistribuisce gli utili tra i lavoratori?
WOLFGANG HECKEL - IMPRENDITORE
Perché contribuiscono al successo dell'azienda quindi è giusto che partecipino anche
agli utili..
MICHELE BUONO
Lei quante volte di più guadagna rispetto a un suo operaio?
WOLFGANG HECKEL - IMPRENDITORE
Nel progetto dell’economia del bene comune, la forbice degli stipendi è tra 1 e 20 al
massimo. Da noi abbiamo stabilito che il mio guadagno non possa superare più di tre
volte quello di un operaio.
BERNARD WINKLER – IMPRENDITORE EUROFORM – CAMPO TURES (BZ)
La cogestione democratica è trasparenza diciamo…
MICHELE BUONO
Che significa?
BERNARD WINKLER – IMPRENDITORE EUROFORM – CAMPO TURES (BZ)
Li faccio vedere cosa è stato fatto, cosa facciamo adesso e dove vogliamo arrivare.
MICHELE BUONO
E li mette al corrente del bilancio pure.
BERNARD WINKLER – IMPRENDITORE EUROFORM – CAMPO TURES (BZ)
Sì, anche il bilancio sì.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E questi imprenditori, tedeschi, austriaci, italiani sono un movimento. Progettano un
altro modello e hanno invertito i poli.
CHRISTIAN FELBER - SAGGISTA
E l’utile sarà quanto bene comune quell’impresa avrà prodotto. Più l’impresa sarà
virtuosa, maggiori saranno i vantaggi sociali ed economici con cui verrà premiata.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E ci crede pure una banca che si è aggiunta al movimento. Monaco di Baviera.
MICHELE BUONO
Che cosa ne pensano i suoi colleghi banchieri?
HELMUT LIND – PRESIDENTE SPARDA BANK MONACO DI BAVIERA
Ridono di noi. Ma bisognerebbe chiedersi qual è l'utilità a lungo termine
e quella a breve? Il modo di operare nel capitalismo, e quindi quello delle banche negli
ultimi anni, è lo stesso del contadino primitivo che distruggeva il suolo per ottenere
delle rese a breve con cui però avrebbe dovuto vivere per un lungo periodo.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Più o meno lo sappiamo tutti che stiamo tentando di dare ancora un po’ di ossigeno ad
un sistema moribondo, che non ha futuro, ma temendo che non esistano alternative
non ci mettiamo nemmeno a cercarle. Il sentimento comune è: l’economia va per
conto suo e le persone non contano granché. Però se si esce dalle stanze della teoria,
e si va un po’ in giro a vedere, si scopre che c’è gente che non sta tanto lì a parlare,
ma fa: rimette la persona al centro e in sua funzione ricompone tutti i pezzi che
stanno intorno. Dieci anni fa l’Argentina, al culmine di un processo che preferiva la
finanza alla produzione dichiarava fallimento. Sta dall’altra parte del mondo, affari
loro. Mica tanto perché in Italia chi aveva investito in tangobond ha perso i suoi
risparmi per sempre. Nel frattempo gli argentini, come ne sono venuti fuori? Poi in
giro per l’ Italia, Europa e Stati Uniti vediamo chi e come sta provando a smarcarsi.
Michele Buono
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Argentina, Buenos Aires 2001. Speculazione finanziaria, crisi, austerità. Le fabbriche
chiudevano e ai cittadini dicevano di tirare la cinghia, ma finirono i buchi. Il presidente
De la Rua si impaurì e scappò in elicottero. Si ricominciò in un altro modo. Imprese
che per un modello economico erano cotte e fallite, non potevano funzionare, furono
recuperate dai lavoratori e vivono ancora.
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST-BUENOS AIRES
Il capitalismo finanziario in epoca di crisi abbandona il mercato, noi in epoca di crisi
moltiplichiamo il lavoro. Dicevano che l’impresa non era redditizia, ma per noi era in
gioco il nostro unico capitale, il lavoro.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Loro non ci hanno voluto credere a una storia che si racconta più o meno da 2500
anni. Da quando a Roma i plebei si ribellarono. Non volevano più servire i patrizi e fare
la guerra per loro conto. Intervenne un senatore, Menenio Agrippa, si presentava
bene, moderato e stimato da tutte e due le parti, e ai plebei in rivolta raccontò questa
storia.
DAL FILM “CORIOLANO SENZA PATRIA”
-E’ una storia di tanto tempo fa… Il ventre fu accusato di essere un sacco ingordo che
accumulava ogni cosa senza mai lavorare, mentre tutte le altre membra ciascuna,
secondo il suo potere, partecipava al comune bene del corpo.
- Giustissima. Quale fu la risposta del ventre?
-E’ vero, disse il ventre, che, io raccolgo il cibo che mi procurate, ma cosa sono io,
sennò la vostra dispensa? Eh? Solo per me il sangue fluisce dal cuore al cervello, ai
muscoli, ai nervi. Solo per me voi ricevete forza e vigore. E senza di me voi
appassireste fino a morire.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Morale? Lo stomaco non è un pigro e non campa alle spalle delle braccia che lavorano.
Se sta male lui, stanno male tutti quanti.
DAL FILM “CORIOLANO SENZA PATRIA”
- Beh! Cosa ne dite?
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Eh già! “L’ordine naturale delle cose!”, pensarono i plebei. Si convinsero e lasciarono
perdere la rivolta. E visto che funzionò ci provarono un po’ tutti, secolo dopo secolo, a
raccontare la stessa storia.
Che non c’è alternativa e se sta male lo stomaco stanno male pure le braccia. E tutto
sembra nell’ordine naturale delle cose, come le tempeste sui mercati finanziari, i
terremoti nelle borse e il ritorno del cielo sereno. Solo che non è una storia della
natura e di fulmini, ma di uomini e di chi è più forte.
2011. Cominciamo dalla Deutsche Bnk che possedeva circa 8 miliardi di titoli del
debito pubblico italiano. E che successe?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Deutsche bank si è liberata massicciamente di titoli italiani in maniera vistosa, altre
banche più leggermente.
MICHELE BUONO
Provocando che cosa sui tassi?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Ovviamente se uno si libera di titoli e li pone sul mercato, questi titoli si sviliscono.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
La conseguenza è che l’Italia e altri paesi attaccati allo stesso modo, per rimettere sul
mercato quei titoli iniziano a pagare interessi più alti. Intanto quella stessa banca e
molte altre ancora, possiedono dei prodotti derivati, i cds, credit default swaps,cioè
assicurazioni sul rischio di default di quegli stessi titoli di stato che loro hanno
contribuito a far perdere di valore.
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITÀ- PAVIA
Più aumenta il rischio di default, più il valore di questi titoli derivati cresce e siccome
questi titoli derivati sono fortemente concentrati in poche, pochissime mani, gli
investitori istituzionali, come la Deutsche Bank o la Goldman Sachs che hanno grandi
quantitativi di cds nei propri portafogli, vedono aumentare il valore di questi titoli, nel
caso italiano è stato da 100 a maggio, a oltre 560, quindi 5 volte e mezzo di più, a
novembre, e questo consente loro di ottenere delle plusvalenze enormi.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Mentre lo Stato deve pagare interessi più alti e il suo debito cresce. Quindi tagli alla
spesa pubblica e ai servizi sociali. Segue pericolo recessione e i mercati chiedono liquidità.
Pronta. La Banca Centrale Europea offre quasi mille miliardi di euro alle banche
all’1% e a chi lo prestano?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Le banche non stanno prestando a sufficienza fiducia alle imprese e in funzione della
fiducia, prestando proprio quattrini, denaro …
MICHELE BUONO
E lo stanno investendo prevalentemente in che cosa?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Tipicamente in sostituzione di titoli, sostituzione di proprie posizioni, ma anche in titoli
ad esempio del debito sovrano.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Di cui si erano precedentemente liberate contribuendo a fare alzare l’interesse che
adesso si portano a casa. E il gioco fa pure abbassare il nostro spread con i bund tedeschi.
TG VARI
-Giornata positiva per i titoli di stato…
- Adesso finalmente una buona notizia perché lo spread…
- scende ancora… è arrivato sotto…
- sembra un segnale di svolta il fatto che lo spread sia tornato sotto i 200 punti, poi
risale…
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E messa così sembra che vada bene, anche se l’affare lo fanno le banche e alle imprese
arriva poco e niente.
MICHELE BUONO
Guarda caso, si immette liquidità nel mercato e quei titoli improvvisamente sembrano
sicuri. E si ricompra. Cioè qual è il gioco? A che gioco si gioca?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Un affare a molto basso rischio è avere una liquidità all’ un per cento e ricevere il cinque,
sei per cento. E può proseguire un nuovo girone di speculazione finanziaria.
MICHELE BUONO
Adesso c’è liquidità e ritorna la voglia di rischio perché si fanno buoni affari. Se in tutto
ciò che si compra in questo momento a livello mondiale, c’è anche carta straccia,
cioè esplodono delle bolle poi alla fine.
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Ma di fatto, la bolla è destinata prima o poi a scoppiare.
MICHELE BUONO
La banca si trova in difficoltà a questo punto e chiede aiuto. Troppo grandi per fallire.
Chi interviene?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Gli Stati.
MICHELE BUONO
Gli Stati. Cioè?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
I cittadini.
MICHELE BUONO
I cittadini che però non hanno goduto del grande affare fatto prima.
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Ovviamente no.
MICHELE BUONO
Magari succede pure che si è in crisi e si richiede nuova liquidità.
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Sì, è un gioco che può diventare perverso.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Bruxelles, Consiglio Europeo 2 marzo 2012. I governi di 25 paesi firmano un patto, un
patto fiscale. I bilanci degli Stati dovranno essere in pareggio. Vigilerà la Corte di giustizia.
E per chi sfora? Sanzioni. In più l’indicazione di inserire il patto nelle costituzioni
nazionali.
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITÀ- PAVIA
Ci sarà chi privato dirà “ma lo faccio io il servizio pubblico” e quindi un primo passo
verso una futura privatizzazione di pezzi del sistema ex pubblico. L’intervento pubblico
sarà impossibile, reso impossibile da questa norma costituzionale e a questo punto
tutto verrà affidato ai privati.
MARIO MONTI – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Oggi l’Europa si avvia a definire quello che potremo chiamare un “economic compact”,
un patto per le riforma economiche a beneficio dei cittadini europei.
MICHELE BUONO
Ma chi pensa, elabora queste politiche, le mette in pratica, diciamo che, non credo che
si sbagli semplicemente.
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITÀ- PAVIA
Penso che gli uomini di governo, come gli economisti, i consulenti, sono perfettamente
coscienti di questo. E quindi il target, l’obiettivo è diverso.
MICHELE BUONO
Dove si vuole andare a parare?
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITÀ- PAVIA
Qua si tratta proprio dello smantellamento e dell’abolizione di qualsiasi funzione pubblica
dello Stato nella regolazione economica.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il Trattato non è ancora entrato in vigore, non tutti gli Stati sono d’accordo, l’inserimento
in costituzione non è obbligatorio, ma l’Italia ha risposto compatta e veloce.
REPERTORIO CAMERA DEI DEPUTATI
Dichiaro aperta la votazione. Presenti 281, votanti 280, maggioranza 161, favorevoli
235, contrari 11, astenuti 34. Il Senato approva.
MICHELE BUONO
E’ mai successo nella storia delle costituzioni un percorso di questo tipo?
FRANCO RUSSO – GIURISTA OSSERVATORIO EUROPA
Mai, era successo che attraverso un trattato internazionale si imponesse una modifica
della costituzione, una modifica della costituzione così radicale. Ma il punto è questo: è
che il trasferimento di sovranità, in questo caso del potere fiscale, cioè il cuore della
sovranità degli Stati, viene trasmessa a organi che non sono eletti, a organi tecnici, e
quindi a organi che non rispondono né al Parlamento Europeo, né ai parlamenti nazionali.
Anzi, il Parlamento Europeo anche non avrà modo di controllare la gestione delle
politiche che la Banca Centrale e la Commissione Europea e il Consiglio dei Ministri
porteranno avanti.
MICHELE BUONO
Conseguenze?
FRANCO RUSSO – GIURISTA OSSERVATORIO EUROPA
A chi rispondono? Questa è la vera domanda che bisogna sempre porsi. Il governo dovrebbe
rispondere ai cittadini, ma siccome ormai loro si sono attribuiti questo potere
fiscale, i governi rispondono semplicemente ai dettami dei mercati finanziari.
MILENA GABANELLI STUDIO
L’Italia è il primo Paese che ha messo in Costituzione il pareggio di bilancio. Cosa vuol
dire nella pratica? Che tu non potrai mai forzare la spesa per rivedere le tue politiche
di investimento pubblico. E’ come se, una famiglia, con un reddito basso, ma decide di
indebitarsi per far studiare i figli e una legge gli dice “tu non puoi affrontare questa
spesa”. Moltiplicato per milioni di famiglie cosa si viene a perdere? Perché alla fine i
conti saranno anche a posto, ma è una gran brutta vita. E non è vero che sei virtuoso
solo se non spendi, dipende da come spendi. E’ urgentissimo avviare delle politiche di
riduzione del debito, ma metterlo in costituzione potrebbe creare le basi per lo
smantellamento la funzione pubblica dello Stato e lasciare che ad occuparsene siano i
privati. E il privato di fronte alla linea dell’autobus che va in periferia per far viaggiare
10 persone, cosa fa la taglia perché non gli conviene. La politica quando non funziona,
e non funziona quando si eleggono le persone sbagliate, diventa tecnica. Una parola
che non abbiamo inventato noi ma è comparsa al mondo una 40ina di anni fa.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Sono gli anni ’70 e un gruppo di uomini potenti – americani, europei giapponesi – pronunciava
questa parola: tecnocrazia. E’ la Commissione Trilaterale – Stati Uniti, Europa,
Giappone - voluta da David Rockefeller nel 1973 per disegnare il futuro del mondo,
o meglio per dargli una raddrizzata.
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
E’ la filosofia che ha guidato la Commissione trilaterale fin dal primo giorno, quella della
tecnocrazia e che è a tutti gli effetti una filosofia politica.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
La Commissione Trilaterale ha la struttura di un parlamento globale ma i membri non
sono eletti, sono invitati. Banchieri, politici, industriali, rappresentanti di multinazionali,
accademici, giornalisti, editori non hanno mai smesso di riunirsi in seduta plenaria
una volta l’anno. E già a metà degli anni ’70 , l’analisi della Commissione Trilaterale
sulla crisi mondiale – salari alti e crescita non più ai ritmi del dopoguerra - era “eccesso
del sistema decisionale”. Troppa democrazia. Soluzione? Più potere ai governi e
meno ai parlamenti. Patrick Wood statunitense ha seguito i lavori della Trilaterale fin
dall’origine. Lo intervistiamo via skype.
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
Sin dall’inizio il loro intento specifico fu quello di creare un nuovo ordine economico internazionale
ed elaborarono due concetti per realizzare i loro piani: interdipendenza
tra i soggetti e tecnocrazia, come mezzo per controllare la società.
MICHELE BUONO
Più tecnocrazia e meno politica: era questo il piano?
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
Fu questo il piano fin dall’inizio. Tant’è che la Commissione trilaterale riuscì a prendere
il controllo dell’esecutivo americano dominandolo negli ultimi 30 anni.
MICHELE BUONO
Che genere di mondo volevano disegnare e stanno disegnando?
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
Sono convinti che non ci sia più bisogno dello stato così come lo si è inteso per centinaia
di anni e quindi agiscono per poter eliminare il concetto di sovranità nazionale e
di autodeterminazione. In quei giorni nessuno aveva previsto che il sistema che stavano
creando avrebbe portato il mondo è quello che è oggi: talmente connesso a livello
finanziario che se una nazione singhiozza, l’intero pianeta cade in ginocchio.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
C’era una volta una legge bancaria, il Glass Steagall Act che dopo la crisi del ’29 regolamentava
l’attività: da una parte le banche commerciali con attività tradizionali e garantite
dallo Stato, dall’altra le banche d’affari con attività speculative. L’industria bancaria
poi fece pressione per abolire questa distinzione. Troppi lacci e lacciuoli - si diceva
– sarà solo il mercato a regolare tutto.
Tant’è che sotto l’amministrazione Clinton (ex membro della Commissione trilaterale –
era il 1999 -) il Glass Steagal Act fu abolito. Rotti gli argini, le banche di tutto il mondo
si sono messe a fare tutto: raccolta del risparmio, speculazione, costruzione e vendita
di titoli di debito.
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
Vorrei far notare che per la prima volta nella storia due membri della Commissione trilaterale
sono diventati i primi ministri di due nazioni in Europa: la Grecia e l’Italia.
MICHELE BUONO
Qual è stato il ruolo del signor Mario Monti nella Commissione trilaterale?
PATRICK WOOD – SAGGISTA-EDITOR THE AUGUST FORECAST
Monti è stato il presidente europeo della Commissione trilaterale. Quindi la sua responsabilità
era quella di portare avanti le operazioni europee. Ora io posso parlare di
come gli uomini della trilaterale si comportano negli Stati Uniti una volta che si ritrovano
ad occupare posizioni di potere: hanno la possibilità di eseguire qualsiasi strategia
politica della trilaterale con o senza il consenso del popolo.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Non è un complotto perché la stessa storia potrebbe essere raccontata partendo da altre
premesse. Diciamo che ognuno, anche da sponde diverse, ci ha messo un pezzo.
Interessi, buona fede, incapacità, errori, si sono intrecciati e hanno disegnato un modello.
MICHAEL HUDSON – PRESIDENTE ISTITUTO STUDI TENDENZE ECONOMICHE
LUNGO PERIODO
Se si traccia una mappa del Giappone e Fukushima viene inondata, non diciamo che la
mappa è stata allagata ma che è il Giappone a essere stato sconvolto. Il modello è
solo una falsa mappa per poter convincere le persone a seguire un sentiero suicida facendo
credere alle famiglie e alle industrie che sarebbero diventate più ricche solo se
avessero contratto debiti senza lavorare e produrre. Il problema è che è stata seguita
una falsa mappa che descriveva la realtà.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Seguendo una mappa diversa vediamo come cambia la realtà.
FRANZ BAUMANN - IMPRENDITORE
Io non andrei mai in borsa. Perché quando si entra in borsa l’impresa finisce in mani
anonime e devi mettere in conto che starai in qualche hedge fund o in balia di persone
che fanno di tutto col denaro e non rispettano le imprese. Fanno quello che vogliono. E
azioni irresponsabili o un fondo a rischio, possono provocare vittime: le persone che
lavorano.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Franz Baumann è un imprenditore. Fabbrica vetrate molto sofisticate: proteggono dalla
luce, dal calore, dal freddo e producono anche energia. La sua azienda esiste da
125 anni e le dimensioni sono rimaste identiche. E’ cresciuta solo la qualità della tecnologia
e del benessere dei lavoratori che calcola nel bilancio chiamato del bene comune.
Lo fanno degli imprenditori e sono un movimento. Hanno spostato gli obiettivi
dell’economia di mercato: da ricerca del profitto e concorrenza, a bene comune e
cooperazione.
PRIMO DIPENDENTE
É vero! Per esempio una buona parte dei profitti dell’azienda viene ridistribuita fra noi
lavoratori.
MICHELE BUONO
Quanto guadagna?
PRIMO DIPENDENTE
Circa 1500 euro netti.
MICHELE BUONO
Per quante mensilità?
PRIMO DIPENDENTE
14.
MICHELE BUONO
C’è qualcosa in più in busta paga questo mese?
DIPENDENTE SIG. GEISBERGER 37
Mille euro.
MICHELE BUONO
Qual è il suo lavoro?
RAGAZZA
Sono apprendista in amministrazione.
MICHELE BUONO
Come ha scelto questa azienda?
RAGAZZA
Molti del mio paese lavorano qui e allora ho pensato di venirci anch’io.
MICHELE BUONO
E lei?
APPRENDISTA
Io faccio un doppio apprendistato come tecnico in costruzioni metalliche e del vetro.
MICHELE BUONO
Pensa di essere assunto?
APPRENDISTA
Credo che resterò in azienda.
MICHELE BUONO
Che tipo di contratto ha lei?
DIPENDENTE
Ho un normalissimo contratto a tempo indeterminato.
MICHELE BUONO
Da quanto lavora qui?
DIPENDENTE
Dal 2003.
MICHELE BUONO
Ci sono stati licenziamenti?
DIPENDENTE
No, personalmente non ho mai visto licenziamenti.
MICHELE BUONO
E con gli apprendisti che succede?
DIPENDENTE
La quasi totalità degli apprendisti dopo il periodo di prova viene assunta regolarmente.
FRANZ BAUMANN - IMPRENDITORE
Nel bilancio del bene comune abbiamo stabilito una differenza di uno a cinque tra il
minimo e il massimo degli stipendi. Quindi l’apprendista guadagna un quinto di quello
che guadagno io.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il bilancio del bene comune prevede di indicare progetti per il futuro dell’impresa. C’è
già un piano?
FRANZ BAUMANN - IMPRENDITORE
I dipendenti stanno per diventare con me e dopo di me proprietari dell’azienda, con
partecipazioni fino al 49 per cento. Mentre il 51 apparterrà a una fondazione, per
garantire il più a lungo possibile la continuità dell’azienda.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E un’idea così vale tanti punti nel bilancio del bene comune. Assumi un rifugiato
politico? Aggiungi punti al bilancio; l’ambiente di lavoro è confortevole, altri punti; la
tua attività non si azzarda a inquinare? Vale tantissimi punti. E questi imprenditori,
che sono un movimento, pensano che in un mondo, che oggi ancora non esiste, questi
punti gli porteranno dei vantaggi.
GUNTHER REIFER – TERRA INSTITUTE-BRESSANONE (BZ)
Avendo più punti io come azienda do di più alla popolazione in generale, do di più al
bene comune …no e in futuro dovrei avere anche possibilmente qualche vantaggio sia
dal punto di vista della clientela che dice: “guarda, io guardo anche a questo fattore
quando compro, guardo ma quanti punti ha questa azienda? Oppure io come azienda
ma compro più da un’azienda, diciamo, che non se ne frega niente di tutto quello che
succede al mondo o guardo anche se questa azienda è attenta al bene comune, e in
pratica, diciamo, anche la provincia… anche la politica potrebbe dire guarda per questo
bilancio è per me domani anche un criterio per dare agevolazioni, per dare lavoro dal
punto di vista pubblico, ehm, anche le tasse anche forse un domani vedono questo
modello e dicono guarda: “ Guarda io faccio anche l’IVA per dire quelli che hanno un
certo numero pagano di meno”.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Un incentivo a comportarsi bene. Perché la società riceve dei vantaggi e risparmia,
quindi ti premia.
Christian Felber, sociologo ed economista di Salisburgo, questo genere di mondo lo
aveva solo scritto nei suoi libri. Poi, non lo aveva proprio messo in conto, lo
raggiunsero man mano tanti imprenditori, e mica solo dall’Austria, per dirgli
semplicemente “e allora facciamolo questo mondo”!
MICHELE BUONO
Che cercano queste persone?
CHRISTIAN FELBER - SAGGISTA
Senso. E Il bilancio del bene comune produce senso, rappresenta la vita, la
complessità della realtà, perché riguarda tutti: il lavoro, la natura, le generazioni
future. E prende in considerazione anche coloro che hanno fondato l'impresa.
La maggior parte degli imprenditori mi dice: “Vorrei dare un contributo sensato, vorrei
fare prodotti sensati, prestare servizi sensati. Questo rappresenta un grande
cambiamento.”
MICHELE BUONO
Quanti imprenditori hanno aderito in Europa?
CHRISTIAN FELBER - SAGGISTA
Ci sono più di 500 imprese da 13 stati. Questi numeri potrebbero sembrare scarsi ma
tenendo conto che tutto è cominciato un anno e mezzo fa, è un numero che fa stupire.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Germania. Strade della Baviera. Kaufbeuren. Qui si costruiscono macchinari per
l’industria.
WOLFGANG HECKEL - IMPRENDITORE
Abbiamo coinvolto totalmente i dipendenti nell'impresa in modo tale che con la loro
esperienza possano partecipare attivamente alla conduzione e decidere anche su come
impiegare i profitti.
MICHELE BUONO
E’ vero? Stanno proprio così le cose?
OPERAIO
Sì certo! Qui tutto ciò che riguarda l'organizzazione viene discusso e pianificato
insieme. Ci riuniamo ogni quattro settimane per esaminare la situazione dell'azienda,
dei progetti in corso e prendiamo delle decisioni.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Italia. Bolzano. Qui si fabbricano stampi per l’industria.
MAURO BOSCOLO OPERAIO SPECIALIZZATO
Abbiamo un fondo dove una parte dei soldi del guadagno viene messo dentro viene
redistribuito in premio ogni tre mesi in premio di produttività, diciamo, e la
produttività la facciamo non facendo chissà quante ore di straordinario diciamo
ammazzandoci di lavoro ma cercando di far andare le macchine nella notte con il
robot. L’orario è alle sette e mezza e io arrivo alle otto e mezza senza nessun
problema, nessuno mi dice niente, questo perché cho i bambini, c’ ho il problema dei
bambini da portare a scuola… qualchedun altro ha qualche problema diverso per
questo siamo molto flessibili.
JOHANNES ENGL - IMPRENDITORE
Io non ho licenziato mai nessuno, addirittura il nostro personale la permanenza media
nella nostra azienda è circa 22 anni. È una ricchezza diversa forse solo di quello che
guarda solo i numeri però è una ricchezza umana e anche di conoscenze come si può
migliorare l’impatto nell’ azienda nella società che ci ospita.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E quando arrivi a pensare che sei ospite della società vuol dire che sei in relazione e
allora non la distruggi e non l’abbandoni. Sud Tirolo. Qui si fabbricano arredamenti
urbani e coperture.
JOSEF STEGER – DIRETTORE EUROFORM – CAMPO TURES (BZ)
Non fa senso secondo me avere qua il cosiddetto head office e facciamo produrre in
Cina, noi vogliamo tenere i posti di lavoro qua in zona perché l’impresa è nata qua e c’
ha le sue radici qua, in valle.
BERNARD WINKLER – IMPRENDITORE EUROFORM – CAMPO TURES (BZ)
Ci guadagnano di più, c’è un margine più grosso però alla fine vedendo, guardando in
avanti diciamo a medio lungo termine dobbiamo agire dando alla prossima
generazione il massimo possibile.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Cercavano senso e una visione anche dei banchieri di Monaco di Baviera.
HELMUT LIND – PRESIDENTE SPARDA BANK MONACO DI BAVIERA
Speculavamo un po’ su tutto: titoli, divise, materie prime. Come banchiere pensavo
che fosse giusto ottimizzare al massimo i profitti.
Ma un certo momento ci siamo chiesti: “ è davvero questa la via migliore?” E abbiamo
messo sul banco di prova gli affari che abbiamo fatto per anni. Abbiamo smesso.
MICHELE BUONO
Che cosa vi ha fatto cambiare idea?
HELMUT LIND – PRESIDENTE SPARDA BANK MONACO DI BAVIERA
Il fatto che stavamo contribuendo anche noi a creare un sistema staccato
completamente dalla società. E allora siamo ritornati a fare il mestiere della banca:
raccogliere e distribuire denaro nel territorio e creare ricchezza. Semplice. Tutto il
resto alle persone non serve.
MICHELE BUONO
Ci si può guadagnare bene lo stesso facendo la banca normale?
HELMUT LIND – PRESIDENTE SPARDA BANK MONACO DI BAVIERA
Se non ci si guadagnasse per niente noi non esisteremmo. Non abbiamo più dividendi
del 10, 11 o 12 per cento, ma del 5 per cento e viviamo tutti bene.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E così imprenditori e semplici cittadini hanno deciso di spingersi oltre e fondarla loro
una banca: la Banca democratica. Per cambiare le regole di accesso al credito.
CHRISTAN FELBER - SAGGISTA
I clienti saranno liberi di accettare o meno gli interessi sui depositi.
Se rinunceranno – gli si spiegherà - contribuiranno a finanziare progetti sostenibili di
tipo sociale ed ecologico a costi accettabili.
Per le imprese che chiederanno un credito, funzionerà in questo modo: più sarà
elevato il punteggio del loro bilancio del bene comune, più saranno favorevoli le
condizioni del credito che potrebbe arrivare addirittura a zero interessi.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Perché i tassi di interesse fanno crescere i prezzi – stanno ragionando in questa
riunione – e gli interessi finiscono nei consumi che paghiamo tutti. In un modello
opposto si arriverebbe invece a un’economia stabile, senza inflazione.
CHRISTAN FELBER - SAGGISTA
Gran parte della ricchezza di un'impresa o di una società intera e quindi dell'economia
nazionale, serve al pagamento degli interessi sul capitale. E più è grande la parte
destinata al pagamento degli interessi, più diminuisce la quota per i salari. E questo è
il danno maggiore per gran parte della popolazione.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Se la moneta diventa riserva di valore comincia a fare un altro mestiere: produce
denaro con denaro e fa speculazione. E magari succede che le banche non lo danno
alle imprese. Comune di Nantes.
PASCAL BOLO – ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI NANTES
Le nostre imprese hanno problemi di liquidità e di accesso al credito. Ancora nel 2008,
durante la prima grande crisi finanziaria, riuscivano a resistere grazie alle riserve
finanziarie. Ma dopo, il paradosso è stato che le imprese pur avendo degli ordini non
riuscivano a metterli in produzione, non potevano pagare i fornitori perché le banche
non gli facevano credito. Questa crisi di liquidità adesso tocca tutta la collettività. Per
questo abbiamo deciso di agire.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
A Nantes vogliono eliminare la moneta negli scambi tra le imprese locali. Ci stanno
lavorando l’amministrazione della città, la sua banca pubblica e un professore della
Bocconi di Milano. Solo un’unità di conto presso il Credito Municipale che compensa
debiti e crediti.
MASSIMO AMATO – DOCENTE STORIA ECONOMICA UNIV. BOCCONI
Allora: immaginiamo 3 imprese, aderiscono al circuito, aprono un conto corrente
presso il Credito Municipale. In questo conto corrente non depositano nulla, ma queste
imprese hanno dei rapporti economici tra di loro, in particolare possiamo immaginare
che l’impresa qui in basso, a fronte dell’acquisto di una merce che ha il valore di 100
euro ci sarà un addebitamento di 100 unità di conto sul conto corrente dell’impresa.
Qual è però il vantaggio? Questo credito di 100, l’impresa lo può utilizzare
immediatamente per procurarsi a sua volta da un suo fornitore merci per l’ammontare
di 100. Se questa impresa che si è accreditata avesse per caso bisogno di rifornirsi
presso l’impresa che per prima si è indebitata, ecco, anche essa tornerebbe a zero, e
acquistando dall’impresa in basso, consentirebbe all’impresa in basso di pagare il suo
debito. Quindi il debito dell’impresa in basso, che sia acceso con l’impresa in alto a
sinistra, è pagato grazie a una fornitura impresa in alto a destra.
Lo moltiplichi per 1000, 2000, 3000 imprese.
MICHELE BUONO
Non si vende denaro, non si produce inflazione, si sostiene l’economia locale?
MASSIMO AMATO – DOCENTE STORIA ECONOMICA UNIV. BOCCONI
Tutti i sistemi di filiera corta potrebbero largamente avvantaggiarsene di una moneta
di questo tipo.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Non ci sarebbe più il problema della restrizione del credito e gli imprenditori non
devono più comprare denaro dalle banche.
JACQUES STERN - DIRETTORE GENERALE CREDITO MUNICIPALE NANTES
Gli scambi sono praticamente istantanei, per via informatica. Le imprese pagheranno
solo le spese di commissione che saranno al massimo dell’1%. Se si calcola che il
costo del denaro può arrivare oggi fino al 7% per un’impresa, c’è una differenza
importante. Il costo del denaro si divide per 4 e questo potrà generare più attività e
più lavoro.
MICHELE BUONO
Lei è banchiere e non vuole vendere il denaro?
JACQUES STERN - DIRETTORE GENERALE CREDITO MUNICIPALE NANTES
Siamo una società pubblica di credito, la nostra missione è sociale e solidale.
MICHELE BUONO
E dove sta il vostro guadagno?
JACQUES STERN - DIRETTORE GENERALE CREDITO MUNICIPALE NANTES
Siamo al servizio della collettività e la collettività ci guadagna.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E il vostro obiettivo come amministrazione della città?
PASCAL BOLO – ASSESSORE BILANCIO COMUNE DI NANTES
Proponiamo un nuovo patto sociale: la cooperazione tra i soggetti del territorio e l’idea
che l’economia deve essere al servizio degli uomini e non deve servire unicamente,
come oggi, tassi di interesse, profitti finanziari e le rendite di persone che non
producono niente. Bisogna riabilitare le imprese di produzione di beni e di servizi. Non
so se questa sia una idea nuova, ma in ogni caso bisogna ritrovarla.
MILENA GABANELLI STUDIO
Ci sembra una cosa da via di testa, ma tenere in considerazione le esigenze dei
cittadini e dell’ambiente, dovrebbe essere la normalità! Ed è quella che ha portato lo
sviluppo vero. All’inizio degli anni ‘50 l’Europa con le pezze al sedere e un gran
bisogno di crescere e dare occupazione, ha usato la moneta non per guadagnarci
sopra. L’accordo si chiamava Unione Europea dei Pagamenti ed era gestito dalla Banca
per i Regolamenti Internazionali. Il sistema era quello di compensare debiti e crediti
fra stati. Ed è quello che in piccolo succede a Nantes e si chiama Unità di Conto. La
proposta è quella di eliminare il mercato della finanza, che abbiamo visto essere
all’origine della crisi, per farla ritornare quello che era: una finanza per il mercato.
Segnali in questa direzione li troviamo anche in Italia. Dopo la pubblicità.
MILENA GABANELLI STUDIO
Allora: partendo dal presupposto che il benessere lo conquisti lavorando e non
speculando sul mezzo che deve dare lavoro, abbiamo visto che in Francia a Nantes
stanno rivedendo il rapporto tra banca e sistema creditizio. Il ragionamento è: se la
collettività produce, la banca ci guadagna, ma invece di tenersi tutto, si tiene quel
tanto che basta per star bene uguale. Bene. Dalla Francia, ci spostiamo in Italia, in un
comune, per vedere come è amministrato, come l’amministrazione fa gli interessi di
quelli che lì abitano e non gli affari del sindaco, vicesindaco e assessore.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Campagna di Lucca. Questa è Capannori. 46.000 abitanti e un’amministrazione che ha
i conti in ordine.
GIORGIO DEL GHINGARO – SINDACO CAPANNORI - LUCCA
Se le entrate sono superiori alle uscite si accantonano delle somme. Queste somme
che noi abbiamo in tesoreria, sono somme accantonate nel tempo che ci dovrebbero
permettere di fare nuovi investimenti, dai 7 ai 9 milioni di euro che abbiamo in
tesoreria comunale.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Certo non è una cosa di tutti i giorni che il Comune ti telefoni a casa e te lo dica.
CITTADINO CAPANNORI
Dicevano: “Ma che ci state prendendo in giro?” É stato quasi preso, come:
“accipicchia, ma che stanno dicendo?”
GIORGIO DEL GHINGARO – SINDACO CAPANNORI - LUCCA
Abbiamo detto ai nostri cittadini, diteci dove volete investire circa il 10% del nostro,
diciamo così, utilizzo di risorse sulle opere pubbliche e così abbiamo fatto.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E’ stato scelto un campione molto ampio di cittadini e sono cominciati i lavori. La
missione era decidere quali opere finanziare. Il primo passo, prima di deliberare, è
stato mettere le persone nelle condizioni di saper leggere un bilancio e di capire
l’amministrazione di un comune.
LARA PIZZA – ASSESSORE BILANCIO CAPANNORI - LUCCA
É una sfida. É una sfida che chiama direttamene in campo le persone su quella che è
una questione solitamente considerata ostica, oscura: il bilancio di un Comune di
solito è qualcosa di indecifrabile, di complicato e invece lo abbiamo voluto rendere
palese, evidente e farlo partecipare dai più.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
I cittadini hanno cominciato così a toccare con mano progetti e costi stimati delle
opere, a giudicarle e ad avanzare proprie proposte. Ma come è possibile che a un
comune avanzino dei soldi se si tiene conto che a Capannori si spende molto per il
welfare?
GIORGIO DEL GHINGARO – SINDACO CAPANNORI - LUCCA
Direi che rappresenta circa il 50% delle nostre spese correnti, noi a Capannori non
vogliamo lasciare indietro nessuno ed è rafforzando la spesa sociale che otteniamo
questo.
LARA PIZZA – ASSESSORE BILANCIO CAPANNORI - LUCCA
Perché se io riesco a trasformare un territorio in un territorio sicuro, in un territorio
che vive insieme la propria coesione, la propria socialità, riesco anche a risparmiare in
termini economici, perché avrò bisogno di attivare minor servizi di tipo assistenziale,
proprio perché riesco a prevenire il bisogno.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Del resto il comune è in attivo e gli avanzano pure dei soldi. Questo è un centro del
riuso. Vestiti, mobili, televisori che le persone non usano più si portano in questo
spazio. Invece della discarica che costa, un’associazione di cittadini organizza lo
scambio e chi può paga qualcosa, sennò si regala.
GIORGIO DEL GHINGARO – SINDACO CAPANNORI - LUCCA
Là dentro vengono portati materiali ingombranti che una cooperativa sociale
ristrutturerà. Quella merce che veniva buttata via e ci costava dei soldi a smaltirla, in
realtà viene reinserita nel mercato. Ovviamente ristrutturata. Quei beni che sono
reinseriti nel mercato e quindi non costano più ma costituiscono una risorsa o vengono
venduti oppure vengono concessi gratuitamente alle fasce più deboli della popolazione
che hanno bisogno magari di arredare casa e che non hanno la possibilità di farlo e
anche questo è un risparmio grosso per il Comune perché noi riusciamo ad aiutare le
fasce più deboli della popolazione senza interventi caritatevoli, cioè senza intervento
diretto di soldi per comprare magari una cucina. Questo è livello, questo è il circuito
che noi vogliamo creare.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E allora si creano altri posti di lavoro. Una cooperativa – per esempio – che organizza
la prima assistenza a persone che si trovano senza alloggio.
SILVIA BARSI – COOPERATIVA ODISSEA
Viene segnalata la presenza di una mamma con dei bimbi, la prima cosa che facciamo
è l’accogliamo, verifichiamo le condizioni di salute attraverso delle analisi, gli diamo
una casa.
MICHELE BUONO
Perché non ce l’ha la casa?
SILVIA BARSI – COOPERATIVA ODISSEA
Perché la casa in quel momenti lì non ce l’ha: o è stata sfrattata o per varie
motivazioni.
COOPERATIVA ODISSEA
La scelta che abbiamo fatto fin dal principio è stata di arredarla con tutta merce di
recupero.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il Comune non consuma territorio. Non si espande e non cede terreno per nuove
costruzioni, come si usa per fare cassa.
VALENTINA CHIOCCA - ARCHITETTO
Il grosso del lavoro deve essere fatto sull’esistente e ce n’è tanto da fare e il Comune
di Capannori già con il regolamento edilizio ha inserito incentivi molto forti per
riqualificare gli edifici esistenti, per utilizzare anche tecniche di risparmio energetico o
ecocompatibili. Se la loro politica andrà avanti in questo senso non si può affatto dire
che verrà a mancare lavoro per limitare l’uso di suolo nuovo.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
A Capannori dicono che i rifiuti sono un bene comune e riciclano più dell’80%.
ALESSIO CIACCI – ASSESSORE AMBIENTE CAPANNORI - LUCCA
Questo ci permetterà di vendere meglio il nostro materiale, di valorizzarlo sia nel
riciclo sia economicamente nella vendita e quindi di poter avere maggiori introiti per
l’azienda che gestisce rifiuti Ascit, che è un’azienda interamente pubblica.
MICHELE BUONO
Quante persone di lavorano ?
ALESSIO CIACCI – ASSESSORE AMBIENTE CAPANNORI - LUCCA
In Ascit lavorano oggi 120 persone e 50 di queste sono state assunte grazie ai minor
oneri che ogni giorni mandiamo in discarica.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Risultato? Il bilancio del Comune è in attivo e i cittadini possono decidere come
destinare una parte di quei soldi. Le proposte sono numerose. Si vota. I cittadini
hanno scelto di dare i propri soldi alla scuola pubblica.
CITTADINO CAPANNORI
Il progetto che teneva in luce il bene comune, un progetto che fosse finalizzato a tutti.
CITTADINO CAPANNORI
Ci si sente più partecipi, ci si sente di far parte veramente di un qualcosa che se fatto
bene può veramente cambiare la situazione generale e anche come vive la gente.
LUCA MENESINI VICE SINDACO CAPANNORI - LUCCA
E questo credo che sia il prodotto più importante, che valorizza un’ economia sociale,
che valorizza un’economia locale, che valorizza le reti, che valorizza le persone.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Come a Wildpoldsried in Baviera. L’amministrazione si chiese come si fa a ridurre il
debito pubblico. Tagliando? No. Investendo. In progetti dove tutti ci guadagnano.
IGNAZ EINSIEDLER - CONTADINO
Produciamo elettricità e la mettiamo in rete. E contemporaneamente produciamo
calore. Sono agricoltore, ma ho anche un impianto eolico e uno a biomassa.
Qui c’ è il motore e questo è il generatore che sta producendo al momento 48 KW.
Oggi ha già prodotto 3000 KW!
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Le rinnovabili sono ormai diffuse dappertutto. Il passo in più qui è come gestirle. Sole
e vento sono fonti discontinue: vanno e vengono. Per gestirle ci vuole una rete
intelligente. E per fare un esperimento ci vuole una comunità dove ognuno non pensi
solo per sé.
MICHAEL FIDELDEY - AUWKEMPTEN
A Wildpoldsried c’è sempre stata una comunità molto attenta al tema energetico.
Producono 2,2 volte più energia di quella che consumano. Per questo è diventata una
zona ideale per fare delle ricerche. Wildpoldsried rappresenta quello che sarà la
Germania nel 2020 rispetto agli obiettivi di risparmio energetico e produzione.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E la novità di questo esperimento è che le auto elettriche diventano parte integrante
del sistema.
MICHAEL FIDELDEY - AUWKEMPTEN
L’apporto e la densità delle auto elettriche di questa zona rappresenta, in scala, lo
scenario tedesco del 2020 con un milione di auto elettriche. Quindi abbiamo una
miscela di produzione decentralizzata, mobilità elettrica e vendita di energia che
corrisponde al sistema energetico futuro della Germania.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Il sistema funziona così.
EDUARD GUTSCHMIDT - AUWKEMPTEN
Qui siamo in una casa privata con un impianto fotovoltaico sul tetto che immette
energia nella rete; con questo apparecchio misuriamo la tensione, l'intensità di
corrente nella casa. E questo modem invia i dati alla centrale.
MICHAEL FIDELDEY - AUWKEMPTEN
Il “personal energy agent” gestisce la produzione e l'uso di energia di un'unità. Le
unità che producono e consumano sono tante. Per questo ci vuole un “balance
manager”, qui nel mezzo, che aggreghi l'energia prodotta e faccia in modo che il
sistema rimanga in equilibrio.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Significa che nel sistema tanta energia si produce, tanta se ne deve consumare.
Sennò non funziona. E qui entrano in gioco nella rete le auto elettriche.
EDUARD GUTSCHMIDT - AUWKEMPTEN
Se nella rete c’è poca energia le batterie delle macchine la riforniscono. Quando
l’energia è in eccesso solo allora si caricano le automobili.
CONTADINA
Ora è carica.
MICHAEL FIDELDEY - AUWKEMPTEN
La federazione delle centrali elettriche bavaresi, ha calcolato che la svolta energetica
costerà tra i 250 e i 300 miliardi di euro di investimenti in Germania per i prossimi
dieci anni. Costa, ma bisogna pensare alle nuove opportunità: come l’indipendenza
dal petrolio e ai vantaggi della riduzione delle emissioni di anidride carbonica!
Calcoliamo anche i nuovi modelli di business e le nuove attività che si svilupperanno.
Mi auguro che altri paesi ci seguiranno.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
A Kempten, la città vicina, l’università tecnica già prepara i giovani a lavorare sulle reti
elettriche intelligenti. E se le batterie sono la chiave di volta del sistema, qui si fanno
esperimenti per aumentarne l’efficienza.
CONTADINA
E’ un impianto da 120 kw! Non appena avremo finito di pagarlo, per noi sarà solo
guadagno!
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E tutto va in equilibrio: le casse del Comune, le famiglie, l’ambiente.
Strade del Minnesota, questa è St. Paul vicino a Minneapolis. Otto Bremer emigrò dalla
Germania negli Stati Uniti alla fine dell’800. Era un banchiere e la pensava così: dalla
società prendi e alla società devi restituire. Prima di morire creò una fondazione in
modo che la banca Bremer continuasse a pensarla allo stesso modo.
PAT DONOVAN – DIR. GENERALE BREMER BANK
I nostri finanziamenti sono costituiti dal denaro dei clienti. Concediamo prestiti e poi, il
92% dei dividendi va alla fondazione Otto Bremer che li ridistribuisce totalmente per
attività sociali utili alla comunità.
Come banca, ridistribuiamo nelle comunità dai 3 ai 4 milioni di dollari ogni anno.
CHARLOTTE JOHNSON - PRES. OTTO BREMER FOUNDATION
Noi finanziamo attentamente le imprese in modo che i loro affari crescano.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
I clienti della Bremer sono sul territorio. Come la Central Container, per esempio.
Imballaggi di cartone per tutte le esigenze.
JIM HAGLUND - CENTRAL CONTAINER CORPORATION
Perché non dovresti andare in una banca come la Bremer dove il 92% dei profitti
viene ridistribuito nelle comunità! Io personalmente mi domando sempre che cosa
faccio per la comunità e per l’azienda per migliorare la situazione.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Per la sua azienda Jim Haglund dice di rinvestire gran parte dei profitti nella
produzione.
TOM GOLAN - CENTRAL CONTAINER EMPLOYEE
Mi chiamo Tom Golan, e gestisco i turni di notte qui alla Central Container Corporation.
MICHELE BUONO
Da quanto tempo lavora qui?
TOM GOLAN - CENTRAL CONTAINER EMPLOYEE
Da 36 anni, l’ho vista crescere dall’inizio e guarda dove è arrivata ora.
MICHELE BUONO
Da quando lavora qui ci sono stati licenziamenti?
TOM GOLAN - CENTRAL CONTAINER EMPLOYEE
Mai, siamo sempre stati produttivi, c’è lavoro qui..
MICHELE BUONO
Quanto guadagna?
TOM GOLAN - CENTRAL CONTAINER EMPLOYEE
Circa 4000 $ al mese. Un paio di volte ho detto al mio datore: “mi sono potuto comprare
due case, 4 macchine, una barca e tutto perché ho lavorato qui”.
CHARLOTTE JOHNSON PRES. OTTO BREMER FOUNDATION
In questo modo la banca registra dei profitti che paga in dividendi alla fondazione Otto
Bremer che a sua volta rigira sulla comunità.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Per organizzare mense e ambulatori per chi non è coperto dalla assistenza sanitaria e
per i giovani l’associazione Youthlink.
HEATER HUSEBY - DIRETTORE YOUTHLINK
La Bremer ci crede veramente che sia possibile cambiare la vita dei giovani meno
fortunati. Non è una questione di beneficienza, ma di toglierli dalle strade e farli
entrare nella vita produttiva.
LIZ - YOUTHLINK
Vivevo per strada con un amico in un appartamento abbandonato finché un giorno lui
mi ha detto: “ perché non vai a YouthLinks?” Ci sono andata e adesso adoro stare qui.
MICHELE BUONO
Come è cambiata la tua vita da quando sei qui?
LIZ - YOUTHLINK
Completamente. Prima non avevo niente. Da quando sono qui, mi hanno aiutato a
fare l’esame di maturità e a trovare un lavoro. Lavoro in un ristorante messicano e ora
sono la manager.
MICHELE BUONO
Come sarebbe oggi la tua vita se non fossi venuta in questo posto?
LIZ - YOUTHLINK
Sarei probabilmente una senzatetto che vive per strada, disposta a tutto per qualche
soldo, anche a cose che non vorresti mai fare.
CHARLOTTE JOHNSON - PRES. OTTO BREMER FOUNDATION
Il sistema gira. Le persone vivono bene, hanno un reddito migliore e versano più
denaro nella banca, che passa i dividendi alla fondazione che a sua volta restituisce al
territorio e alla società.
MICHELE BUONO
Insomma l’economia!
CHARLOTTE JOHNSON - PRES. OTTO BREMER FOUNDATION
Sì, come speriamo che dovrebbe essere un’ economia sana.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
New York. La protesta è contro i gruppi bancari responsabili della crisi. Siamo il 99
percento, dicono, e se al rimanente 1 percento della popolazione conviene fare denaro
con il denaro, perché dovrebbero continuare a lavorare e produrre?
Protestano anche i lavoratori dell’industria tessile. Negli Stati Uniti non c’è più
produzione.
NOEL BAESLEY – PRESIDENTE WORKERS UNITED
Verso la fine degli anni ’70, erano circa un milione i lavoratori dell’industria tessile negli
Stati Uniti. Poi le leggi che consentivano a queste industrie di operare efficacemente
ed in condizioni di lavoro eccellenti, iniziarono a cambiare. L’accelerazione è partita
con l’amministrazione Clinton e tutti i trattati ed accordi che crearono le condizioni
per spostare la produzione tessile in paesi con bassi salari. Il risultato fu che quasi tutte
le aziende si orientarono verso questa possibilità.
MICHELE BUONO
Che cosa ha comportato questa nuova situazione sia sul piano economico che su quello
del lavoro?
NOEL BAESLEY – PRESIDENTE WORKERS UNITED
In tutte le città del maggior mercato dell’abbigliamento come Chicago, New York, Baltimora,
si passò dall’avere un nonno, una mamma o una nipote che lavoravano tutti
insieme nella stessa industria, alla totale eliminazione e perdita di quel tipo di lavoro.
Negli anni ‘60 Chicago aveva circa 40.000 lavoratori tessili. Oggi ce ne sono solamente
500. Ecco cosa può accadere in una sola generazione.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Un tempo non molto lontano, questa zona di New York era piena di fabbriche tessili.
Adesso è sparito tutto.
MICHAEL DI PALMA – IMPRENDITORE
Mio padre iniziò questa attività 40 anni fa, eravamo nella porta accanto di questo
palazzo. Cominciò con un piano, l'attività andava bene, si espanse e prese un secondo
piano, lavoravano circa 200 persone. Durante la metà degli anni ottanta ci siamo
ritrovati a non avere abbastanza lavoro per i nostri 200 impiegati e abbiamo tagliato
metà dei posti e ci siamo ritirati solo su questo piano. Adesso ci siamo ridotti in questo
piccolo loft.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Finanziarizzazione dell’economia e deindustrializzazione vanno a braccetto. E il
movimento Occupy Wall Street e Occupy Bank lancia una sfida.
CHARLES HENRY - OCCUPY BANK
Solo in due mesi, da quando abbiamo iniziato, circa 600mila persone hanno trasferito
il loro denaro dalle grandi banche alle Credit Unions, le cooperative di credito.
Parliamo di circa 4 miliardi e 500 milioni di dollari. Successivamente, nel giro di
qualche mese ancora, la cifra è salita a 46 miliardi circa.
MICHELE BUONO
Tutta quella gente laggiù, sta depositando nella vostra banca sempre più soldi, lei
come se lo spiega?
KAM WUNG MCU
Perché non siamo avidi.
CHARLES HENRY - OCCUPY BANK
In qualunque modo votiamo saranno sempre agevolate le grandi banche. Ci siamo resi
conto che con i mezzi formali democratici non è possibile fermare il loro monopolio,
quindi abbiamo fatto, spontaneamente e comprensibilmente l’unica cosa che potevamo
fare: togliergli il nostro denaro e trasferirlo altrove.
MICHAEL DI PALMA – IMPRENDITORE
Il rapporto tra il nostro import-export è schiacciante: importiamo qualsiasi cosa e non
esportiamo niente, non facciamo nemmeno i nostri vestiti!
LAVORATRICE
Io ho cominciato dall’Italia: a 7 anni m’hanno cominciato a far fare i sopramani sopra i
vestitini. Invece di andare a giocare ti mettevano a fare i sopramani nei vestitini. Poi a
18 anni son venuta qui.
LAVORATRICE
C’è un periodo che puoi stare una settimana a casa, due settimane a casa, altri tre
giorni; cioè: non lavori tutti i giorni, poi il lavoro c’è sempre. Per adesso siamo 2 ma
siamo 7 ragazze che lavoriamo qua, facciamo a turno, diciamo. E questo ha cambiato
un poco pure il lavoro.
MILENA GABANELLI STUDIO
Erano partite dal nostro sud per cercare lavoro a New York. É andata bene per un bel
po’ e adesso che non ce n’è più per tutti. Il tessile era la seconda industria americana
e la nostra prima industria. E non è un genere che è passato di moda. La popolazione
aumenta e tutti hanno bisogno di vestirsi, ma è diventato più conveniente andare a
produrre da un’altra parte. Se la logica è questa, quando il paese povero crescerà e i
lavoratori giustamente pretenderanno di farsi le ferie pagate e la malattia, si cercherà
un altro paese messo peggio e via così. Costruendo un’economia sulla
delocalizzazione, si fa terra bruciata perché oggi ci sei, domani no, cosa te ne frega di
quel che lasci per terra? In sostanza: i pezzi non andranno mai a posto finché al
centro dell’economia non ci si mette la persona. Torniamo in Argentina. 10 anni fa, il
default: chiusura delle fabbriche, disoccupazione. Come si sono risollevati?
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST – BUENOS AIRES
Questo isolato l’ abbiamo comprato noi lavoratori per costruire case popolari. 50 sono
state assegnate a gente del quartiere e 50 ai lavoratori. Quelle rosa sono le altre, per i
nostri compagni di lavoro, i più giovani che non avevano ancora una casa. Di fronte
stiamo costruendo un mercato popolare, dove si venderanno prodotti di piccoli
imprenditori locali.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E dire che solo dieci anni fa questi lavoratori non avevano più il lavoro. L’Argentina
stava collassando e fabbriche e imprese chiudevano una dopo l’altra.
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST – BUENOS AIRES
Ci riunimmo in assemblea per decidere su come affrontare la crisi. Fu allora che ci
venne in mente l’idea di fare una cooperativa e di recuperarla noi l’azienda.
C’era chi non aveva terminato le elementari, chi le medie, chi le superiori, e allora tutti
a studiare, perché dovevamo avere la formazione adeguata e gli studi necessari per
poter dire possiamo fare qualsiasi tipo di lavoro. Questa e’ stata la prima strategia.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
E raccontata così può sembrare una storia normale di autogestione.Solo che in
Argentina contemporaneamente migliaia di lavoratori, in ogni parte del paese,
cominciarono a fare la stessa cosa, senza che nessun sindacato o partito glielo avesse
detto. IMPA: Impresa Metallurgia e Plastica Argentina.
EDUARDO MURUA – IMPA – BUENOS AIRES
Era il 1997. Il piano delle proprietà era di licenziare tutti i lavoratori, fallire e
delocalizzare i settori più redditizi.
A maggio del ‘98 occupammo la fabbrica e riprendemmo la produzione.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Hotel Bauen, nel centro di Buenos Aires. L’hotel dei mondiali di calcio.
DIEGO DUARTE - HOTEL BAUEN – BUENOS AIRES
E’ stato nel 2003, il 21 Marzo. Occupammo l’immobile solo con la forza di noi
lavoratori e dopo 6 mesi riprendemmo a lavorare. C’era da risistemare tutto, l’Hotel
era in rovina, ma poco per volta siamo riusciti a recuperare tutto.
Nel 2003 - all’inizio - eravamo solo in 20. Oggi siamo 163
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Oggi le imprese recuperate dai lavoratori in Argentina sono circa 250 e sostengono
15.000 famiglie. Ma questa non è una storia che si chiude tra fabbrica, produzione e
famiglie.
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST – BUENOS AIRES
Il lavoro lo abbiamo recuperato grazie all’ appoggio di tutta la comunità. Per questo la
prima cosa che decidemmo fu di investire il 25% dei nostri guadagni nel quartiere, in
attività e lavori utili alla comunità.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
La Ust in origine lavorava nella trasformazione dei rifiuti solidi di Buenos Aires. Questa
una volta era la discarica, oggi l’impresa recuperata dai lavoratori, recupera anche il
territorio e pianta alberi. Gli spazi ci sono e allora si incorporano altre attività per
creare lavoro. Il laboratorio di falegnameria. Hugo Fernandez si occupa degli
adolescenti
HUGO FERNANDEZ
Il mio compito e’ di insegnargli un mestiere, fargli trovare un lavoro e toglierli dalla
strada.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
C’è la carrozzeria, il laboratorio di meccanica. Si riattivano fattorie.
SILVA FAUSTINO – CENTRO DE PRODUCCION AGROECOLOGICO
Questo è un banco di semi autoctono, li scambiamo con altre province, ma anche con
Perù e Bolivia. Qui lavoriamo contro la logica delle multinazionali che incentivano la
produzione e la vendita degli agrochimici e di semi transgenici.
Qui è tutto organico!
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST – BUENOS AIRES
Distribuiamo un salario mensile di circa 4500/5000 pesos. Il salario minimo stabilito
dal governo e’ di 1370 pesos. É come se pagassimo più di tre salari minimi al mese e
una tredicesima completa, perché legalmente spetterebbe solo mezzo salario a
giugno. Noi invece paghiamo 14 stipendi interi all’anno.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
I lavoratori si tassano e mettono su un centro per il quartiere. C’è la polisportiva, la
biblioteca, la scuola serale; si distribuiscono pasti e si dà una mano anche a lui solo al
mondo con il suo bambino.
LAURA SMIRIGLIA - INSEGNANTE
Molti di questi ragazzi provengono da una situazione familiare difficile ed alcuni sono a
rischio. Noi gli mostriamo altri valori e gli diamo una possibilità di scegliere.
MARIO BARRIOS – PRESIDENTE COOP UST – BUENOS AIRES
Il capitalismo finanziario in epoca di crisi abbandona il mercato, noi in epoca di crisi
moltiplichiamo il lavoro. Dicevano che l’impresa non era redditizia, ma per noi era in
gioco il nostro unico capitale: il lavoro.
FRANCESCO VIGLIAROLO – SOCIOLOGO UNIV. CATTOLICA DE LA PLATA SAN
MARTIN BUONOS AIRES
Nei pezzi recuperati, ripropongono nell’economia valori, principi, codici di condotta che
fanno parte del loro bagaglio culturale. L’obiettivo è massimizzare il benessere sociale
e poi, il profitto, è uno strumento necessario, ma non un fine. Ecco il cambio di
paradigma fondamentale: al centro c’è l’identità umana.
EDUARDO MURUA –IMPA – BUENOS AIRES
Le sedie le abbiamo fatte tutti insieme: abbiamo comprato il legno e ognuno ha fa
fatto la propria. Stiamo realizzando il nostro sogno: creare l’Università dei Lavoratori.
Quest’anno cominciamo con il “profesorado” – scuola di specializzazione per diventare
docente - e la facoltà di economia sociale. Il pomeriggio funzionerà il liceo e la sera
l’università. Adesso stiamo costruendo i bagni, che prima non c’erano.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Certo ne sono successe di cose in Argentina: la dittatura, la repressione, la
speculazione finanziaria e la crisi, gli aggiustamenti strutturali del Fondo Monetario
Internazionale, la popolazione che caccia un presidente e Nestor Kirchner che arriva
nel 2003 e prende di petto Bush: no al trattato di libero scambio che avrebbe
schiacciato le economie più deboli e ristrutturazione e saldo del debito con il Fondo
Monetario Internazionale. Fine degli aggiustamenti strutturali e dell’austerità.
ERIQUE DEIBE - SOTTOSEGRETARIO MINISTERO LAVORO ARGENTINA
Abbiamo proposto un modello di crescita e di sviluppo economico che stimola il
mercato interno con l’obiettivo di migliorare la distribuzione della ricchezza, di
rompere con le ricette neoliberiste di “tagli” che portavano solo ad una recessione
sempre più profonda. Queste misure, in meno di 5 anni, sono riuscite a ridurre il tasso
di disoccupazione dal 25 % a meno del 10. Questo è stato il grande cambio che si e’
verificato in Argentina.
MARCELO DUARTE - HOTEL BAUEN – BUENOS AIRES
Erano in tanti a giudicare questa nostra esperienza “un temporale estivo”. Funzionari
di governo, politici, dicevano: questi “negros” – in modo dispregiativo – molleranno
presto. Ma non è andata così. Il 21 marzo l’hotel Bauen ha compiuto 9 anni come
impresa recuperata.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
Nell’Impresa Metallurgica e Plastica, c’è anche un teatro, dedicato a Nora Cortinas,
considerata la madre di una generazione che ha dato la vita per un paese migliore.
MICHELE BUONO
Nora, è tuo figlio che hanno fatto sparire?
NORA CORTINAS – MADRI E NONNE PLAZA DE MAYO
Adesso ti racconto per quale motivo hanno fatto sparire i nostri figli: li hanno fatti
sparire perché lottavano contro il neoliberismo, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i
poveri sempre più poveri. Volevano un mondo dove ci fosse un lavoro degno e giusto
per tutti. Dagli Stati Uniti partì un piano per neutralizzare i paesi del continente
latinoamericano che si stavano opponendo al modello neoliberista. E iniziò la
repressione criminale della sparizione forzata di persone: i desaparecidos.
Si sono portati via più di 30.000 giovani, uomini e donne.
Mio figlio era impiegato, prima aveva fatto l’operaio. Aveva studiato scienze
economiche e amministrazione di impresa. Voleva un paese giusto per tutti, uomini e
donne.
MICHELE BUONO FUORI CAMPO
I militari arrestarono anche lui, Adolfo Perez Esquivel. Artista e Premio Nobel. Si salvò
perché non conveniva farlo sparire. Era troppo noto. Ha continuato a lottare per il
resto della vita.
ADOLFO PEREZ ESQUIVEL - PREMIO NOBEL PER LA PACE
La questione dei diritti umani non si può circoscrivere unicamente alla denuncia delle
repressioni. É la disoccupazione che compromette il rispetto dei diritti umani. Si può
uscire dalla crisi. Perché c’è questa angoscia nel dire “non ci sono soluzioni possibili” e
“che l’unica realtà è questa o c’è il baratro”? Tutto ciò non porta a niente. Cambiamo
la forma del pensiero, perché questo sistema è imploso e non garantisce una vita
degna e giusta.
MILENA GABANELLI STUDIO
Se l’Argentina ha rialzato la testa non è solo per le fabbriche recuperate. Ma è anche e
soprattutto scattata nella popolazione una consapevolezza che ha portato all’elezione
di presidenti in grado di ricreare le condizioni di lavoro. Queste 250 imprese si sono
riaperte in modo spontaneo, senza bisogno di seguire nessun sindacato, o partito. E
non è l’autogestione che conosciamo anche noi: quella che nasce e muore dentro al
perimetro di un’azienda. Quella coinvolge tutta la comunità che gli sta intorno. Certo,
noi abbiamo mostrato delle luci e sicuramente ci saranno anche delle ombre, ma
puntando sulla ricostruzione del mercato interno, lo Stato, in qualche modo, diventa
regolatore della cosa pubblica. E la disoccupazione è passata dal 25% al 10 e
l’inflazione è rientrata.


Di cosa vale la pena parlare

di Olivier Tourquet da "Pressenza"  http://www.pressenza.com/it/2013/03/di-cosa-vale-la-pena-parlare/

Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue2013>

Ho il piacere di fare il “giornalista dilettante” da circa 40 anni. Qui a Pressenza siamo tutti volontari, non ci paga nessuno, nemmeno il Movimento Umanista a cui molti di noi appartengono (peraltro forse il movimento più povero del mondo). Peggio, una volta all’anno facciamo una colletta tra di noi per pagarci il server e le piccole spese di un’agenzia on-line.
Dico questo perché questa condizione mi mette in una particolare situazione: poter dire quel che mi pare senza altro legame che quello con la mia coscienza.

In questi giorni, quaggiù in Italia, stiamo assistendo a un interessante fenomeno: la caccia giornalistica al grillino.

Oltre a fare il giornalista per diletto, ho fatto anche varie volte l’ufficio stampa, sempre per diletto, di qualche candidato o di qualche manifestazione umanista. Ricordo alcune cose risibili: quando gli umanisti riunirono al Palasport di Firenze 5.000 persone provenienti da ogni angolo della terra per il Primo Congresso dell’Internazionale Umanista, uscì solo  un articolo di 6 centimetri quadrati; sul medesimo giornale ci fu, il giorno prima, un’intera pagina dedicata al concerto tenuto sempre a Firenze da una cantante per bambini . Quando l’équipe base della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza è passata insieme a migliaia di persone per le vie di Firenze non c’era nemmeno una telecamera del telegiornale regionale.

Quando i signori giornalisti ritengono che tu non sia una notizia tu non sei una notizia.

Questo procedimento non ha colore: non fai parte della banda “Potere & Soldi” quindi non sei una notizia. Umanisti, grillini, Cavalieri del Nulla.Quando non si può ignorare qualcuno c’è la seconda soluzione: degradare. Così stiamo assistendo alla vivisezione dei blog di Beppe Grillo e soci alla ricerca di qualcosa di non politicamente corretto e alla spasmodica ricerca di onesti commentatori di ogni parte che commentino qualunque cosa per mettere in cattiva luce il grillino di turno. Che peraltro spesso incappa in dichiarazioni discutibili.
Nello specifico quest’anatema ha colpito anche i grillini i quali, sfortunatamente per i nostri amici giornalisti, hanno preso più voti di quelli che “dovevano prendere” e quindi sono diventati, gioco forza, una notizia ineludibile.

Ovviamente nella speranza che, prima o poi, i poveretti tornino o a fare quello che fanno gli altri (gravissimo provare a fare qualcosa di diverso) o perdano, grazie alla campagna di denigrazione, un po’ di consensi.

Questo modo di fare rattrista molto chi, come me, crede nel giornalismo e nella sua possibilità di raccontare la realtà da un punto di vista. Noi facciamo giornalismo umanista. Il nostro valore e la nostra preoccupazione centrale sono l’essere umano, concreto, sofferente.
Oggi, per esempio, dal nostro particolare punto di vista, la notizia più importante e quella della partenza dal nostro mondo del Presidente Hugo Chavez, che tanto ha fatto affinché i suoi concittadini (e non solo loro) potessero vivere in condizioni sociali, economiche, sanitarie migliori. Quel Chavez che alcuni giornalisti si ostinano a descrivere come un dittatore, quando ha vinto numerose elezioni e referendum che le istituzioni internazionali hanno certificato come perfettamente democratici, ha resistito a un colpo di stato, non ha mai represso né messo in galera alcun oppositore. Aspettiamo che i nostri amici sudamericani ci mandino articoli più circostanziati per spiegarlo ed onorarlo di fronte al pubblico europeo, orfano di una sezione esteri decente sui principali media europei.

Nei giorni scorsi, invece, ci aspettavamo che ci si occupasse della conferenza di Oslo sul nucleare, notizia coperta solo da noi e da PeaceLink (fa fede Google News, controllate). Ma come spiegato prima, mancavano alcuni dei protagonisti dell’escalation nucleare, quelli importanti. E se, per volontà o per caso, qualcuno lancia la bomba…
Il nostro giornalismo è un giornalismo di informazione e formazione e cerca di cogliere ciò che viene occultato: i tremendi problemi legati alla proliferazione degli armamenti, la povertà in aumento nel mondo, la truffa neoliberista che cerca di accalappiare paesi poveri e ricchi sotto il giogo della speculazione finanziaria, la terribile discriminazione che subiscono le persone per essere nate in un certo posto, con un certo colore di pelle, un certo sesso, una certa religione. Al tempo stesso cerchiamo di dare peso a tutti coloro che si sforzano di cambiare questo mondo verso valori che promuoviamo: la nonviolenza, la convergenza delle diversità, le nuove soluzioni economiche, ecologiche, educative, il progresso tecnologico a favore della salute di tutti ed un lungo eccetera.
In questo senso la nostra direttrice, Pia Figueroa, ha mandato delle domande a Beppe Grillo e al suo movimento; domande non cretine, ma sui temi che ci interessano: il disarmo, la nonviolenza, cosa pensa dell’essere umano, della discriminazione, ecc… Gliele ha mandate dal suo blog, riempiendo il form come qualunque altro cittadino, senza cercare scorciatoie ed amici compiacenti.
Ci auguriamo che ci risponda. Nel frattempo ci sforziamo di parlare di quello che sentiamo coerente e necessario parlare: si accettano suggerimenti.

L'autore:

Si occupa di scrivere per raccontare la realtà da circa 40 anni. Ha collaborato con testate cartacee, radiofoniche ed elettroniche tra cui ama ricordare Frigidaire, Radio Montebeni, L'Umanista, Contrasti, PeaceLink, Barricate, Oask!, Radio Blue, Azione Nonviolenta, Mamma!. Ha fondato l'agenzia stampa elettronica umanista Buone Nuove e il giornale di quartiere Le Bagnese Times. E' stato addetto stampa di svariate manifestazioni come: l'Internazionale Umanista, Firenze Gioca, la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. E' membro di Reporters Senza Frontiere. Attualmente coordina la redazione italiana di Pressenza. Raccoglie ciò che scrive su: http://olivierturquet.wordpress.com

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"A volte dopo aver letto qualche notizia che riguarda una delle mille tragedie che un pezzo di questo mondo illusorio continua a riversare sulle spiaggie della disperazione umana, sento l'impulso di dimenticarla,e non certo perchè sia una persona insensibile bensì perchè sento quasi la necessità di volere, leggere, ascoltare o vivere qualcosa che mi renda felice e mi apra il futuro invece delle solite brutte notizie che portano dispiacere e sembrano incatenare le mie speranze al timone spezzato di una barca alla deriva.

Poi però mentre rifletto su queste cose, per un istante..un solo breve istante, si apre uno spiraglio nella mia mente, e li, scorgo una possibilità, quella di scegliere di trasformare la mia dimenticanza in un atto di ascolto con me stesso e verso quell'ostacolo che nessuno mi ha mai insegnato a superare, ovvero la mia incapacità di comprendere che nonostante possa girare il capo per non vedere o tapparmi le orecchie per non sentire..anche io faccio parte di quelle tragedie.

Così come faccio parte di tutte le cose belle che continuano negli atti migliori con cui un essere umano costruisce un pezzo di cielo stellato ogni momento che passa..allora quando sento questo, scelgo di trasformare la mia paura in un atto di vicinanza. Non capita spesso..non ancora anyway..ma questa è una di quelle poche volte e quindi vorrei condividere con voi un pezzo di questa triste eppur meravigliosa tragedia che è la scalata umana sulla parete di un futuro che ancora non c'è.."

Corrado Serra ©copyright @ Jumpinblue.org 2012-2013

presenta:

La Grecia è qui. Lettera dall’Ogliastra

 

Ci scrive Pietro Mereu, conosciuto in Sardegna per il suo docu-film Disoccupato in Affitto, per raccontarci la crisi della sua zona. Sabato 24 marzo dalle 14:00 alle 16:00 Pietro sarà ospite dello Speciale Tgcom24 sul digitale terrestre canale 51. Durante la trasmissione verrà mandato in onda una selezione di ” Disoccupato in affitto” (30 minuti). Pubblichiamo integralmente la sua lettera:


”Anoa seus peus de sa Grecia! (qua stiamo peggio della Grecia) mi dice al telefono Tore Corriga, portavoce degli ex-operai della Rockwool di Iglesias, che ha delocalizzato in Croazia, (pannelli isolanti in lana di 
roccia) lasciando a casa 160 persone.

La Sardegna non è nuova a questo genere di tradimenti, ovvero titolari di aziende nazionali e internazionali che vengono come dei salvatori , promettono a popolazione e amministrazioni mari e monti, e dopo avere preso i contributi vanno via. Fatti simili sono accaduti prima agli stabilimenti di Ottana in Barbagia, poi alla cartiera di Arbatax e ultimamente alla Vinyls di Porto Torres di cui tutti i media hanno parlato grazie alla campagna de “L’isola dei Cassintegrati”.

Il Sulcis è il territorio più colpito dalla crisi nell’isola. Oltre alle miniere e alle aziende stanno chiudendo tutte le attività del terziario (qui l’inchiesta di Michele Azzu per L’Espresso). Se in Grecia chiude un’attività commerciale su tre, qua le medie non si discostano di tanto. I sardi sono persone con un senso dell’onore e del dovere molto alto, ma in questa situazione di emergenza potrebbero esserci problemi ordine pubblico.

Le avvisaglie ci sono già state , sopratutto nelle manifestazioni contro Equitalia, in cui sono scoppiati disordini tra manifestanti e forze dell’ordine. Tutti i pastori che erano diventati operai sono tornati ad allevare il bestiame, ma il prezzo del latte è talmente “scannato” che di pastorizia non si vive più. Al mio paese, Lanusei, sono stati chiusi tre supermercati per l’apertura di un discount che ha dei prezzi bassissimi. È stato letteralmente preso d’assalto dagli abitanti dell’intera provincia. 
Anche i giornali chiudono, come Sardegna 24, quotidiano con pochi mesi di vita, che ha cessato l’attività il 30 gennaio di quest’anno, lasciando a casa 25 tra giornalisti e tecnici senza stipendio e contributi versati.

In Ogliastra – la zona dove io sono nato – è una terra di ineguagliabile bellezza ma anche il turismo, che fino a qualche anno fa era un’ ancora di salvezza, è in profonda difficoltà. Gli imprenditori turistici locali non hanno prenotazioni per le vacanze di Pasqua. Le navi che fano capo al porto di Arbatax, viaggiano con meno frequenza, rispetto al 2011, perché i prezzi sono raddoppiati mettendo non solo questa zona, ma l’intera Sardegna, in una condizione di svantaggio e scarsa competitività sul mercato delle vacanze. Dallo scorso anno esiste anche una compagnia di navigazione regionale, ma il numero delle corse è insufficiente per soddisfare le esigenze dei turisti e dei sardi.

La popolazione dell’Ogliastra puntava su due grossi investimenti, il Polo Nautico e quello della Pasta Fresca, ma nessuno dei due è ancora decollato.
 Sul versante della nautica Azimut e Abbate erano due importanti cantieri navali che sembravano interessati a fare degli investimenti sul territorio. Entrambi hanno aperto un capannone ma poi non hanno avuto i contributi sperati e allora hanno abbandonato la zona per altri lidi. Il Polo della Pasta fresca dovrebbe nascere per produrre e promuovere i culurgiones, una tipica pasta ripiena ogliastrina, ma tutto tace. Un assessore della provincia Ogliastra, mi ha detto l’altro giorno : ”Ci hanno tagliato altri 800 mila euro, non riusciamo a fare il bilancio né a trasportare i disabili e a rifornire gli scuolabus”.

Ogni persona che incontri ti racconta la sua disavventura. Crescono i poveri e sono sempre meno le attività nel territorio. Quando la sera si esce, le strade sono semideserte, ma non solo perchè molti preferiscono le piazze virtuali, ma perché i soldi da spendere per il divertimento sono sempre meno. Un amico che gestisce dei locali notturni mi dice che i ragazzi del luogo non fanno più due o tre consumazioni come qualche anno fa, ma al massimo una e poi bevono fuori dal locale, portandosi in auto alcolici comprati a prezzo molto inferiore nei negozi.

Nei paesi della montagna come Urzulei, Talana, Gairo, Ulassai le uniche fonti di reddito sono i cantieri forestali, la pastorizia e le pensioni degli anziani sopravvissute alla riforma.

Una delle fortune di questo territorio è quello di essere una zona ricca di sole e terreni coltivabili, per cui molti riscoprono, per necessità, la passione per l’orto e per l’allevamento di galline o conigli. Si riscoprono le reti parentali: il pastore offre un agnello in cambio delle patate, il pescatore prende la legna e offre dei pesci. Si torna al baratto ma l’Ogliastra, come altre zone della Sardegna, stanno diventando una polveriera.

Meno di due settimane c’è stata fa l’ennesima rapina al Banco di Sardegna di Arbatax. Uno dei nove ostaggi ha chiesto ai tre banditi (freddi come i gangster di Tarantino). “Ma perché fate queste rapine?” e il bandito: ”C’è crisi”. Quella delle rapine “per la crisi” ora è una piaga che affligge le parti più isolate della nostra terra.

Una delle vie che potrebbe togliere l’Ogliastra dal suo isolamento è l’aeroporto che funziona solo nella stagione estiva, ma fino ad ora non si sa quando il servizio sarà in funzione. Lo scorso anno aprì ad agosto, con enorme danno per tutte le attività turistiche. I miei amici “del continente” mi invidiano perchè abito qui, perchè conoscono la Sardegna delle vacanze fatta di mare, di locali e belle mangiate, ma la Sardegna è anche un patrimonio culturale unico e poco sfruttato, e con una lingua diversissima dall’Italiano, potrebbe essere la Grecia d’Italia.

Lo sta diventando invece nel senso peggiore, quello che vediamo nei tg che parlano di Atene, dei negozi chiusi e della gente in piazza, disperata. Non lasciateci soli.”

di Redazione | @cassintegrati
(21 marzo 2012)




 Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

*SIAMO STATI IN VAL DI SUSA ED ABBIAMO CAPITO*

*Siamo stati in Val di Susa* ospiti degli abitanti della valle:
insegnanti, agricoltori, pensionati, studenti e abbiamo visto:
Un luogo attraversato da due strade statali, un'autostrada, un traforo,
una ferrovia, impianti da sci, pesanti attività estrattive lungo il fiume
Persone che continuano a curare questo territorio già affaticato da
infrastrutture ed attività commerciali e cercano di recuperare un
rapporto equilibrato con l'ambiente e la propria storia.
Una comunità che crede nella convivialità e nella coesione sociale e
coltiva forti rapporti intergenerazionali.

*Abbiamo capito *che in Val di Susa non è in gioco la realizzazione
della ferrovia Torino-Lione, bensì un intero modello sociale. Un popolo
unito e coeso, una comunità forte non può essere assoggettata a nessun
interesse nè politico, nè economico. E' interesse di tutti i poteri
forti dividere, isolare, smembrare per poter meglio controllare e
favorire interessi particolari.
*
Abbiamo capito *perché tutto l'arco costituzionale vuole la TAV, non è
dificile, basta guardare alle imprese coinvolte:

Cmc (Cooperativa Muratori e Cementist) cooperativa rossa, quinta impresa
di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei
principali 225 «contractor» internazionali che vanta un
ex-amministratore illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata
l'incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese
(Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la
realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore
dell'appalto 96 milioni di Euro.

Rocksoil s.p.a società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe
Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel momento
di assumere l'incarico di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti
del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil ha
ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che a
sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di
proprietà dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della
Torino-Lione che da solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è
difeso dall'accusa di conflitto di interessi dicendo che la sua società
lavorava solo all'estero.

Impregilo è la principale impresa di costruzioni italiana. È il general
contractor del progetto Torino-Lione e del ponte sullo stretto di
Messina. Appartiene a:
33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli anni
92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla
costruzione dell'Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente
per prescrizione del reato.
33% Autostrade: Gruppo Benetton. Uno dei principali gruppi
imprenditoriali italiani noto all'estero per lo sfruttamento dei
lavoratori delle sue fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto
quasi un milione di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e
Cile
33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è stato
condannato nell'ambito dell'inchiesta di Tangentopoli pattuendo una
condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato tranquillamente
alla sua attività di costruttore.

*Abbiamo capito* che l'unico argomento rimasto in mano ai
politico-imprenditori ed ai loro mezzi di comunicazione per giustificare
un inutile progetto da 20 miliardi di euro mentre contemporaneamente si
taglia su tutta la spesa sociale è la diffamazione. Far passare gli
abitanti della Val di Susa come violenti terroristi. Mentre noi abbiamo
visto nonni che preparavano le torte, appassionati insegnanti al lavoro,
agricoltori responsabili, amministratori incorruttibili.

*Abbiamo capito* che questo è l'unico argomento possibile perchè ormai
numerosi ed autorevoli studi, di cui nessuno parla, hanno già dimostrato
quanto la TAV sia economicamente inutile e gravemente dannosa.

Questi i principali:

Interventi scientifici e studi relativi all'Alta Velocità Torino-Lione
dei ricercatori del Politecnico di Torino:
http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/

Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione-Torino,
eseguiti da COWI, rinomato studio di consulenza che lavora stabilmente
per le istituzioni europee:
http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-25/2006_ltf_
final_report_it.pdf

Contributo del Professore Angelo Tartaglia, del Politecnico di Torino:
http:/www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2010_11-Angelo%20Tartaglia%20confu
ta%20teorie%20S%EC%20TAV%20On.%20Stefano%20Esposito.pdf
<http://www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2010_11-Angelo%20Tartaglia%20con
futa%20teorie%20S%EC%20TAV%20On.%20Stefano%20Esposito.pdf>

Analisi economica del Prof. Marco Ponti del Politecnico di Milano
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002454.html

Rapporto sui fenomeni di illegalità e sulla penetrazione mafiosa nel
ciclo del contratto pubblico del Consiglio Nazionale dell'Economia e del
Lavoro:
http://www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2008_Rapporto%20sugli%20appalti.p
df

Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio
dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture
ferroviarie e per la realizzazione del sistema "Alta velocità":
http://www.notav-avigliana.it/doc/delibera_25_2008_g_relazione.pdf

Presentazione dell'Ingegnere Zilioli, in relazione a "EFFETTI TAV -
STUDI EUROPEI/buone pratiche e cattivi esempi"
http:/www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESIdDoc/CE2F74FF4EBDC0A7
C125783000474080/$file/Presentazione%20Ing.%20Zilioli.pdf

<http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESIdDoc/CE2F74FF4EBDC0
A7C125783000474080/$file/Presentazione%20Ing.%20Zilioli.pdf>

Ricerca del Politecnico di Milano sull'alta velocità in Italia che svela
un buco di milioni di utenti.
http://www.tema.unina.it/index.php/tema/article/view/486

*NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO, COSTRUIAMO LA NOSTRA INFORMAZIONE DAL
BASSO, INOLTRA E DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO*.

Primi firmatari:
Caterina Amicucci, Sara Taviani, Carla Cipolla, Paolo Carsetti, Andrea
Baranes, Antonio Tricarico, Giulia Franchi, Luca Manes, Carlo Dojmi di
Delupis, Elena Gerebizza, Luca Bianchi, Laura Boschetto, Vitaliana
Curigliano, Chiara Berlingardi, Stefania Grillo, Pamela Teoli, Adriana
Rosasco, Benedetto Calvo, Riccardo Carraro, Stefania Pizzolla, Andrea
Cocco, Filippo Maria Taglieri, Sara Turra, Andrea Provvisionato, Michela
Bortoli, Francesco Martino, Silvia Nesticò, Dario Radi, Elena Cavassa,
Mario Martone, Anna Ferrari

per aderire posta un commento su:
http://siamostatiinvaldisusa.wordpress.com/
_______________________________________________
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Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

A cura di:

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua


www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=181&Itemid=111

Il Governo Monti intende approvare un decreto sulle strategie di liberalizzazione, che vuole intervenire direttamente anche sullacqua, sconfessando l'esito dei Referendum del 12 e 13 giugno scorsi. Dobbiamo impedirglielo! SOTTOSCRIVI E FAI SOTTOSCRIVERE L'APPELLO!

"GIU LE MANI DALLACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!" CLICCANDO QUI


APPELLO


"GIU
LE MANI DALLACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!"




Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l'affermazione dell'acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità  democratica di una società  in movimento e la capacità  di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia
il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il contagio si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna esigenza di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è¨ espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo
con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo
a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo
alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi
più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua



www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=181&Itemid=111

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