Le Proposte

I consigli utili di solito sono quelli disinteressati..quindi proponiamo..

Letture..Cultura..Cinema..Education..Il Nastro di Moebius..

Ipazia, filosofa e astronoma, visse ad Alessandria d'Egitto nel V secolo. Attraverso la storia della sua vita questo romanzo delinea un ritratto femminile e traccia il percorso umano di una donna che non si è voluta piegare a ciò che il destino le ha riservato.

"Ipazia e la notte" di Caterina Contini  (Longanesi e C.)

Recensione a cura di Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

Tutto di questo romanzo , dal titolo fino all'ultima parola scritta, sembra riportare alla vita quella che fu l'epoca in cui l'evoluzione degli eventi portò all'inizio di quella notte che si è protratta fino ai giorni nostri..

Così con un tocco un po' leggero e un po' magico ma senza scomporre il tratto di profonda umanità di ognuno dei protagonisti di questa storia, Caterina Contini,sembra ricomporre il filo di una tragedia annunciata quasi fosse una appassionante testimonianza.

A tratti infatti, si ha la sensazione che chi narra abbia realmente vissuto in quelle epoche così lontane non per la loro distanza temporale, bensì per quella storica che è stata volutamente celata alla memoria collettiva dell'Essere umano.

Una storia scritta 11 anni prima che uscisse il tanto atteso quanto censurato film "Agorà" del regista spagnolo Alejandro Amenàbar e che sottolinea  il passaggio storico con la nascita delle nuove sette religiose e il loro sanguinoso tentativo di sopprimere e cancellare dalla storia un processo evolutivo di quelle tradizioni praticate dai popoli antichi che diedero inizio alle radici dei Miti pagani.

Affascinante e ben raccontata, riuscirà a coinvolgere anche i lettori più esigenti.

"Meravigliosa Ipazia così sconosciuta e così vicina, a te madre e  sorella, amante e filosofa, matematica e intuitiva, amica e ispiratrice..dedico queste poche righe come un devoto omaggio al tuo coraggio."

Corrado S.

Sonata per le persone buone

Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

Le vite degli altri - Das leben des anders - Germania 2006 - Film

Gerd Wiesler, capitano della Stasi nella Berlino del 1984, controlla con una stazione di ascolto lo scrittore Georg Dreyman e la sua compagna, Krista Maria Sieland, attrice fragile e inaffidabile, compromessa con il ministro della cultura.
Il clima del film e dell'ambientazione è quello della costante minaccia di accusa di insubordinazione nei confronti di chiunque, ovvero delle persone normali. Il che corrisponde all'impossibilità di esprimere, in qualsiasi circostanza della vita, il proprio dissenso al regime. La paura che colpisce tutti è quella di veder negati i propri sogni. Di scherzosa vita quotidiana: il tenente della Stasi, dopo aver raccontato una barzellata sul partito, finirà ad aprire buste negli scantinati della organizzazione di sicurezza nazionale della DDR (Repubblica Democratica Tedesca). Normali: dopo la scoperta dell'installazione dei microfoni nella casa dello scrittore, la vicina di Dreyman sarà minacciata: se dirà una sola parola di ciò che ha visto, il figlio non potrà più studiare medicina. Artistici: al regista di talento, Albert Jerska, adorato dal mondo della cultura, verrà impedito di lavorare.
Dreyman e la sua compagna, nonostante tutto, non se la cavano così male rispetto a tanti altri. Lo scrittore riesce a far rappresentare le sue opere teatrali e Krista Maria, fa ciò che più desidera, recitare ma, vendendosi al ministro della cultura per timore di perdere il palcoscenico, ha come conseguenza una grave instabilità psicologica.
Il personaggio del cattivo, il capitano Wiesler, entra nella vita dei due come ascoltatore. Lo scopo però non è dei più alti. Il ministro, geloso di Krista Maria, vuole trovare a tutti i costi qualcosa a carico di Dreyman. Perciò si rivolge al superiore di Wiesler, il tenente colonnello Anton Gubritz, tirapiedi, ruffiano e arrivista.
Da subito l'operazione si rivela torbida, nelle motivazioni e negli scopi. Il ministro vuole per sè l'attrice. Il tenente colonnello vuole fare carriera per mezzo del ministro.
Queste sono le vere motivazioni dell'operazione che il capitano Wiesler comprenderà da subito. Neppure lui può permettersi di esprimere ciò che pensa, soprattutto su una indagine voluta per motivazioni futili.
Si coglie, dalle poche e attente frasi che gli sentiamo pronunciare, che c'è il lui un sottofondo di rettitudine e dignità. E la sua disapprovazione è vagamente accennata. Lo spettatore ancora non se ne accorge.
Wiesler esegue gli ordini. Organizza la postazione d'ascolto e ne segue personalmente la gestione quotidiana. Riportando gli accadimenti di casa nei rapporti che compilerà meticolosamente.
Sin dai primi ascolti, qualcosa colpisce il solo e grigio Wiesler. L'atmosfera di quella casa, l'umanità dello scrittore, l'amore intenso della coppia fin nella loro intimità fisica, lo toccano. In un momento in cui la casa è vuota, vi entra, si avvicina e sfiora in ginocchio il letto della coppia. La sera prima Krista Maria, dopo esser rientrata dallo squallido incontro con il ministro, chiede a Dreyman di abbracciarla. E così fanno a lungo, in silenzio. La tenerezza di questa coppia, sommersa da eventi e da una realtà in cui vivono così dura, consente loro di amarsi con dignità e rispetto.
In quella circostanza, il capitano porta con sè un libro: le poesie di Bertold Brecht. Una volta a casa, solo leggerà "Ricordo di Marie A." a voce alta

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

Ora Wiesler è coinvolto personalemente.
Dopo qualche giorno, Dreyman riceve una telefonata che gli annuncia il suicidio del caro amico, Albert Jerga. Sconvolto, Georg prende lo spartito della "Sonata per le persone buone" e lo suona al pianoforte di casa con Krista accanto. Una volta concluso, dirà: "chi può rimanere cattivo dopo aver ascoltato, ma veramente ascoltato, una musica così?"
Wiesler sente tutto e da qui in poi il capitano comincia a provare disagio verso il suo ruolo e se stesso. Attua dei cambiamenti, piccoli all'inizio: l'episodio del bimbo, della prostita che lo soddisfa. Perdona da subito Dreyman: perchè sta lavorando per due potenti senza scrupoli ma, soprattutto perchè Dreyman è pulito. Sta dalla sua parte.
Le cose cambiano quando Dreyman decide di attivarsi. Vuole scrivere un articolo di denuncia che sarà pubblicato su Der Spiegel nella Germania dell'Ovest. Si organizza in casa e a quel punto Wiesler prepara il rapporto. Ma prima di consegnarlo al tenente colonnello succede che...

La bellezza, l'arte, la poesia presente in quella casa d'artisti hanno trovato Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7. Egli coglierà tutta la bellezza che verrà in seguito, degli spiati. Diventerà anche sua.
Rifugge dallo squallore dei suoi superiori, in un modo personalissimo, una battaglia solitaria per salvare se stesso e la dignità che sente di possedere. Non solo. Scopre di cosa è fatta la bontà che ha in sè.
Il carattere di Wiesler è svelato lentamente e il cambiamento che lo muove è la profonda e inquietante (ri)scoperta di sè, dei valori personali inespressi e taciuti e dei valori universali ben più forti e potenti dell'ideologia di un partito guidato da figure di nessun valore umano.
Enrica De Luchi

Autore: Enrica De Luchi

Genere: critica cinematografica

Crash Contatto Fisico

Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

a cura di Olga di Comite:

Che cosa non è? Non è un film sul razzismo, non è un film su Los Angeles, non è un film buonista, non è un film manicheo. Che cosa è? Un’opera forte, coraggiosa e compassionevole, senza patetismi, sensibile alle umane frustrazioni, che fa capire, che commuove con la semplice dimostrazione che tutti siamo sulla stessa barca e che quell’imbarcazione naviga tra flutti difficili.

In particolare in America dopo l’11 settembre. E’ una speciale forma di difesa della razza che viene esaminata: oltre agli steccati tradizionali, a Paul Haggis interessano la diffidenza e la lontananza che nascono dalla paura, inconscia e ancestrale, che ogni razza ha nel confronto delle altre.

Quando i diversi si avvicinano fisicamente e lasciano i loro luoghi protetti o i loro ghetti, l’incontro genera uno scontro, il Crash appunto di due macchine in un incidente.

L’automobile ha nel film una funzione simbolica; è la casa-su-ruote e ognuno vi si rifugia dentro per separarsi e non comunicare, sia che si tratti della volante del poliziotto, della monovolume di lusso o dello scassato furgoncino del fabbro.

La stessa cosa avviene tra i diversi quartieri della città, quelli del melting pot e quelli riservati a bianchi o neri altolocati. Il conflitto del resto non tocca più i tradizionali antagonisti, ma si allarga a cerchi concentrici via via che la multietnicità aumenta. I bianchi contro i neri, i neri contro i sudamericani, i sudamericanicontro i medio-orientali,

i medio-orientali contro i cinesi.

Ognuno invidia e ha paura, ciascuno difende il suo recinto, la sua ricca dimora o la propria catapecchia, la propria attività, si tratti di un modesto negozietto o di un lavoro brillante in Tv.

Ma dentro ogni situazione si nasconde una profonda solitudine, un’insoddisfazione legata a problemi e storie private, per cui nessuno è più buono o cattivo.

Una lucida e dolorante comprensione del dolore umano richiede che si vada al di là delle apparenze, al di là di quel cancro, cocktail micidiale di paure e razzismi, che corrode i rapporti, li stravolge, li rende difficili anche quando ciò non avviene consapevolmente.

In quanto alla struttura, Crash ricalca con successo la circolarità di molta cinematografia americana ("America oggi" o "Nashville") e anche francese ("Il gusto degli altri") e il regista compone sapientemente l’incastro delle storie, che scorre senza intoppi.

Il tutto si svolge in un giorno circa; il ritmo è agile, la sintassi senza fronzoli, i dialoghi serrati. Non per niente Paul Haggis, nuovo alla regia, è emerso per la sceneggiatura di "Million Dollar Baby".

Ottima anche la prova di attori che ormai si muovono decisamente verso scelte non banali. Parlo di Matt Dillon, un indimenticabile poliziotto psicotico e razzista dai risvolti umani, di Sandra Bullock nella parte della elegante moglie del procuratore democratico e maneggione, sostanzialmente malata di solitudine con accensioni razziste ed isteriche, parlo di Don Cheadle, il detective di polizia corretto ma condizionato nei suoi affetti, che deve compromettersi per proteggere il fratello delinquente, figlio amatissimo della madre che ignora quello buono.

Come sempre, la realtà raccontata senza trombonate retoriche si rivela appassionante e lo stridere delle lamiere dei nostri conflitti non si dimentica facilmente.

Olga di Comite

Shawshank Redemption "Le Ali della libertà"

Dal racconto "Rita Hayworth and the Shawshank Redemption" di Stephen King (nel volume Stagioni diverse).

1946: direttore di banca, condannato per l'uccisione della moglie e del suo amante, è inviato al carcere di Shawshank.

L'amicizia con un ergastolano nero e la competenza fiscale lo aiutano a sopravvivere. È il più intelligente e sottovalutato dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, vittima di un errore giudiziario.

Le mozartiane Nozze di Figaro in una sequenza d'antologia di un film dove il rispetto delle convenzioni assume le cadenze serene e rasserenanti del cinema classico, impregnato di un generoso umanesimo.

"Umanamente toccante e sorridentemente pieno di speranza.."

Corrado S.

Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012

Fonte: http://raccontivari.wordpress.com/tag/the-shawshank-redemption

Andy Dufresne (un Tim Robbins in una delle sue migliori interpretazioni) era un capace bancario prima di essere accusato dell’omicidio di sua moglie e del suo amante.
Nonostante si dichiari innocente si troverà costretto a scontare due ergastoli nella prigione di Shawshank.

Contro ogni previsione non solo Andy resisterà alla dura vita del carcerato ma riuscirà anche ad entrare in una ristretta cerchia di amici facente capo ad un “fraterno” Red (Morgan Freeman), colui che riesce a procurarti tutto o quasi; addirittura il capo delle guardie Hadley e gli stessi secondini si rivolgeranno ad Andy per ricevere consulenze gratuite in ambito fiscale.
Sarà però il direttore del carcere, Samuel Norton, a sfruttarlo oltre ogni limite morale e legale, tanto che farà il possibile per tenere Andy legato a sè anche quando ci sarebbe il modo di discolparlo da tutte le accuse.
Alla fine Andy deciderà che, arrivati ad un certo punto, o si fa il possibile per vivere o si fa il possibile per morire.

Di Andy galeotto non stupisce di certo la sua capacità di approfittare del proprio livello culturale per trarne dei vantaggi quanto la misteriosa aura che gli permette di scivolare via da quasi tutte le negatività che la vita carceraria comporta.
Come la musica, da lui stesso citata ed utilizzata per far respirare un po’ di aria di libertà ai “colleghi” detenuti, anche la speranza fa parte di ognuno di noi e, sebbene non sia saggio coltivarla in certi ambienti, è l’unica ragione che potrebbe aiutare a sopravvivere.


Presentato da Corrado Serra ©copyright@Jumpinblue 2012-2013

Fonte: http://unastellaperamica.wordpress.com/2011/01/16/eureka-ovvero-la-cosmologia-di-edgar-allan-poe

La visione dell’universo che Edgar Allan Poe delinea nel 1848 con il suo poema in prosa Eureka presenta numerose analogie con la cosmologia contemporanea. Questo può apparire sorprendente, dato che lo scritto di Poe anticipa di circa 70 anni la teoria della relatività generale (1916), ma certo non casuale. Alla base delle speculazioni del grande scrittore americano, infatti, risiede la cosmologia newtoniana, che è una valida approssimazione della cosmologia relativistica anche quando le distanze in gioco sono di centinaia di milioni di anni luce. Inoltre l’universo che descrive è un universo in evoluzione, che ciclicamente attraversa una fase di espansione seguita da una fase di collasso. A questo proposito è illuminante leggere come Poe spiega la reticenza degli astronomi dell’epoca ad accettare l’idea di un collasso gravitazionale delle nebulose: “Semplicemente per un pregiudizio, solo perché quest’ipotesi cozza contro un’opinione preconcetta e del tutto infondata, quella cioè della infinità e dell’eterna stabilità dell’Universo”.
Due interessanti esempi di questa corrispondenza sono: 1) la formulazione del problema di un universo omogeneo in espansione; 2) il rapporto fra la Particella Primordiale di Poe e la concezione attuale del Big Bang.

Nel poema in prosa Eureka, Poe tocca problemi come l’infinità dell’universo, la sua origine nel tempo, la distribuzione della materia. E il ruolo della vita. Problemi complessi, ancora oggi dibattuti nella cosmologia contemporanea.
Eureka è un’opera singolare e affascinante, nella quale l’autore sviluppa una cosmologia basata su un principio metafisico, a partire dal quale vengono dedotte logicamente numerose conseguenze fisiche.
Poe suggerisce un’interessante visione della gravitazione, che viene interpretata come ritorno all’unità di tutte le cose. E nel dispiegarsi del ragionamento, l’autore di Eureka giunge a interessanti conclusioni sulle premesse fondamentali di ogni cosmologia, cioè sulle questioni riguardanti l’infinità dell’universo, la sua origine nel tempo, la distribuzione della materia, e il ruolo della vita in un universo in evoluzione. Si tratta di problemi complessi, non a caso ancora oggi studiati e dibattuti nell’ambito della cosmologia scientifica.

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